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e cannolicchi) non potranno essere gettate prima di 0,3 miglia.
Il Regolamento Mediterraneo è penalizzante soprattutto per l’Italia, Paese per antonomasia della piccola pesca a cui è dedita il 5% della flotta. E ora occorre saper affrontare una nuova realtà che, a detta delle associazioni di categoria a partire dall’Agci Agrital, deve essere governata, dopo aver giocato a Bruxelles senza successo la carta di deroghe e proroghe. E se non sono mancate le proteste, come quella dell’associazione Marinerie d’Italia davanti al ministero delle Politiche agricole a Roma, oggi si pensa ai Piani di gestione da presentare all’Ue, ovvero a deroghe per maglie e distanze dalla costa che permetterebbero la cattura delle specie messe a rischio dalle nuove disposizioni; ma anche a misure economiche in grado di alleviare i pescatori penalizzati. E a questo proposito c’è qualche novità per vongole e cannolicchi; una circolare ministeriale infatti, rende noto la Federcoopesca, informa che è in via di perfezionamento la procedura per una deroga. Un rinvio possibile anche per le telline perchè, secondo la Lega Pesca, la Commissione europea potrebbe escludere dal Regolamento Mediterraneo il divieto dei rastrelli da natante, trattandosi di attrezzi non trainati. Per ora si sta a guardare e nell’incertezza, ben venga un bel piatto di spaghetti con le telline, tanto per non dimenticare un sapore che ha meritato il riconoscimento di Slow food.
Sicilia La Regione sarà in prima fila per contrastare il regolamento 1967/2006 sulla pesca nel Mediterraneo, dettato dalla Commissione europea e in vigore da domani. Le nuove regole sono ritenute eccessivamente e ingiustamente penalizzanti per il settore peschereccio siciliano. «Siamo convinti – spiega l’assessore alle Risorse agricole e alimentari, Titti Bufardeci – di riuscire a dimostrare, anche con argomenti scientifici, che le nuove procedure imposte dall’Europa non hanno, in molti casi, una solida giustificazione di tutela dell’ecosistema. La Sicilia ha sempre sostenuto la tesi di uno sviluppo del settore che venga coniugato con la tutela dell’ambiente marino e delle specie ittiche. Ma il dettato di questo regolamento non ci convince per nulla. Vogliamo salvare la tradizione legata ad alcune specie ittiche che sono anche patrimonio della gastronomia siciliana, come il cappuccetto, il calamaricchio e il cicirello. Si tratta di specie che vengono catturate in età adulte». Le normative comunitarie, infatti, impediscono la cattura di parecchie specie ittiche particolarmente diffuse nella marineria siciliana. Per rispondere con argomentazioni scientifiche al dettato del nuovo regolamento, il dipartimento degli Interventi per la pesca della Regione Siciliana ha deciso di avviare, con Ispra e Cnr, e in collaborazione con le marinerie locali, una campagna di ricerca per provare l’inefficacia di alcune delle norme contenute nel regolamento comunitario. E il gruppo è già al lavoro. Si è svolta, a Palermo, la prima riunione operativa tra i dirigenti del dipartimento Pesca e le delegazioni di Ispra e Cnr per definire il “timetable” della ricerca “anti-regolamento”, che partirà dalla settimana prossima e durerà cinque mesi, con analisi e test da Sciacca a Trapani. La Sicilia andrà in pressing sull’Unione europea, sostenendo la richiesta del ministro Galan di una proroga per le marinerie italiane, rispetto all’entrata in vigore del nuovo regolamento. «Appoggiamo l’iniziativa del ministro Galan – ricorda Bufardeci – e stiamo lavorando per essere preparati all’appuntamento autunnale quando, a Bruxelles, si riaprirà la discussione sul regolamento. In quella sede presenteremo i dati della ricerca». Bufardeci parteciperà alla riunione convocata dal ministro Galan, che il prossimo 8 giugno incontrerà a Roma tutti gli assessori regionali all’Agricoltura e Pesca. Galan «Parliamoci chiaro: l’approvazione dell’attuale regolamento della pesca nel Mediterraneo non rientra nelle responsabilità di questo Governo, né di questo ministro. In realtà, l’idea che mi interessa condividere per davvero con le nostre associazioni della pesca, a partire da quelle di Veneto, Puglia, Calabria e Sicilia, è che solo un’attività di pesca sostenibile può assicurare un futuro economicamente valido a questo settore. Infatti, la redditività delle imprese dipende essenzialmente dalla tutela, conservazione e uso responsabile del patrimonio ittico nel suo insieme. Troppo facile protestare oggi, dopo che nessuno ha ritenuto di adoperarsi per ottenere modifiche al regolamento sulla pesca in Mediterraneo. Tra l’altro, non si governa passando da una deroga all’altra. Ciò che occorre, probabilmente, è introdurre una regolamentazione specifica per la cosiddetta “piccola pesca costiera” che, come sappiamo, gioca un ruolo fondamentale per la vitalità economica di tante comunità costiere. Leggo dichiarazioni di protesta sostenute anche da alcuni assessori regionali, ai quali però dico che, in attesa di decisioni coerenti con la nozione di pesca sostenibile, le Regioni possono varare misure sociali di accompagnamento alle imprese attive in un settore tanto delicato. Da parte mia assicuro che nei prossimi giorni saranno convocati presso il Ministero a Roma i rappresentanti della associazioni di settore. Ci tengo, infine, a dire che a differenza di quanto avvenuto precedentemente, in qualità di Ministro seguirò da vicino la questione a Bruxelles». |
| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||