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SERVIZIO TRATTO DAL N.6/2010 DEL MENSILE TERRÀ
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| millimetri romboidali va sostituito con una rete a maglia quadrata sempre da 40 millimetri o da una a maglia romboidale da 50 millimetri. Sulla distanza minima dalla costa, inizialmente fissata oltre le 3 miglia nautiche, Bruxelles «in seguito delle richieste di chiarimento e delle deroghe ammesse – si legge nella nota del Mipaaf – consente l’uso di reti da traino negli specchi acquei antistanti la Sicilia ricompresi nella fascia tra 0,7 e 1,5 miglia nautiche dalla linea della costa, a condizione che la profondità del fondale non sia inferiore all’isobata dei 50 metri».
Alla luce di quest’ultimo chiarimento, la Sicilia è la prima regione europea a ricevere una deroga sul nuovo Regolamento. Una vittoria che coinvolge, in particolare, circa 700 imbarcazioni e 2500 lavoratori che, nell’Isola, praticano strascico con reti da traino, sciabiche da natante o da spiaggia.
Nonostante la deroga, però, i problemi di un comparto in piena crisi rimangono.
![]() Per raccogliere le richieste dei pescatori e affrontare al meglio la situazione, il ministero ha istituito un’unità di crisi. Tra le proposte portate a Roma dalla Sicilia c’è quella di un fermo straordinario delle attività di pesca per 30 giorni consecutivi, da chiudersi entro il 30 settembre 2010, per tutti coloro che praticano la relativa pesca a strascico e volante. La bozza del decreto, che ha già ricevuto parere favorevole dal ministro Galan, prevede un compenso alle imprese di pesca (secondo una tabella già applicata nel 2008) costituito da un’aliquota giornaliera, calcolata in base alla stazza, più una somma addizionale moltiplicata per 15 giorni. Le regioni potranno intervenire con fondi propri per indennizzare gli altri 15 giorni di fermo. Proprio su questo aspetto l’assessore per le Risorse agricole e alimentari, Titti Bufardeci, ha rassicurato i pescatori siciliani nel corso di una riunione del Comitato regionale della pesca. «Se il ministero rifiuterà di pagare la cassa integrazione per l’intero periodo del fermo obbligatorio – ha detto –, la Regione cercherà di trovare le risorse per farsi carico degli aiuti necessari ai lavoratori». Ma la battaglia siciliana non finisce qui. La Regione, infatti, continuerà a essere parte attiva per tentare di modificare in sede comunitaria le nuove prescrizioni e i limiti introdotti nel settore. «Siamo convinti – ha concluso Bufardeci – di poter confutare sul piano scientifico alcune delle limitazioni imposte dal Regolamento e ci batteremo per preservare la nostra tradizione marinara. Intanto, possiamo affrontare con maggiore serenità questo momento critico. Siamo consapevoli di quanto si debba fare sia per la salvaguardia delle risorse biologiche del mare, sia per tutelare i pescatori e la continuità economica delle loro attività». Il regolamento La norma Ce n. 1967/2006 del Consiglio, approvato il 21 dicembre 2006, relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel Mediterraneo è stato pubblicato sulla Gazzetta europea L 409 del 30 dicembre 2006. Ed è proprio da queste norme che nascono i problemi sollevati dalle regioni italiane, Sicilia in testa, e dalle associazioni dei pescatori. Da allora fino al 31 maggio di quest’anno, Bruxelles ha concesso una serie di deroghe e permessi che hanno distolto l’attenzione sull’importanza delle novità introdotte dalla nuova normativa comunitaria. Dall’1 giugno 2010, però, «il tempo dei rinvii è finito», come ha ribadito il presidente della Commissione pesca del Parlamento europeo, Carmen Fraga Estevez, nel corso della sua recente visita in Sicilia (vedi Terrà n.4/2010). Con i suoi 32 articoli e 6 allegati, il regolamento introduce importanti novità che colpiscono soprattutto la piccola pesca. Infatti, oltre agli articoli che fanno riferimento alla dimensione minima delle maglie e alla distanza dalla costa (i punti più “pubblicizzati” della nuova normativa europea), ci sono anche altre piccole novità che interessano diverse tipologia di pesca. Sono vietati, per esempio, l’impiego per la pesca e la detenzione a bordo di palangari con ami di lunghezza totale inferiore a 3,95 cm e di larghezza inferiore a 1,65 cm per i pescherecci che utilizzano palangari e che sbarcano o detengono a bordo un quantitativo di occhialone (Pagellus bogaraveo) superiore al 20% delle catture in peso vivo misurate dopo la cernita. Un’altra novità riguarda le registrazioni sul giornale di bordo. Citando testualmente il regolamento, «per le operazioni di pesca nel Mediterraneo, tutte le specie ittiche conservate a bordo in quantitativi superiori a 15 chilogrammi di equivalente peso vivo devono essere registrate nel giornale di bordo. Tuttavia, per le specie altamente migratorie e le piccole specie pelagiche, ogni quantitativo superiore a 50 chilogrammi di equivalente peso vivo deve essere registrato nel giornale di bordo». A essere penalizzato dal nuovo regolamento c’è anche il comparto della pesca sportiva. Viene vietato, infatti, l’uso di reti trainate, reti da circuizione, ciancioli, draghe, reti da imbrocco tirate da natanti, draghe meccanizzate, tramagli e reti da fondo combinate. Sempre in ambito sportivo è vietato l’uso di palangari per la cattura di specie altamente migratorie. ![]() ![]() Piani di gestione Il tanto discusso Regolamento per la pesca nel Mediterraneo, in realtà, concede agli Stati membri qualche possibilità di ottenere deroghe. Secondo quanto stabilito all’articolo 9, uno Stato membro può concedere una deroga purché questa rientri in un piano di gestione e a condizione che la pesca in questione sia altamente selettiva e abbia un effetto trascurabile sull’ambiente marino. I piani di gestione, dunque, possono includere misure che vanno oltre le disposizioni del Regolamento. Tali disposizioni devono comunque avere il fine di accrescere la selettività degli attrezzi da pesca, ridurre i rigetti in mare, contenere lo sforzo di pesca.Le misure da includere nei piani di gestione sono proporzionate alle finalità, agli obiettivi e al calendario previsto, e tengono conto dei seguenti fattori: lo stato di conservazione e le caratteristiche biologiche degli stock marini, le caratteristiche delle attività di pesca nel corso delle quali gli stock sono catturati, l’impatto economico delle misure sulle attività di pesca interessate. I piani di gestione prevedono, infine, il rilascio di permessi di pesca speciali. Gli Stati che adottano tali piani devono fornire all’Ue dati scientifici aggiornati e le motivazioni tecniche per la deroga richiesta. Fermo straordinario Dall’entrata in vigore del Regolamento per la pesca nel Meditarraneo si sono susseguite una serie di riunioni del Comitato regionale per la pesca. Le associazioni di categoria hanno chiesto a gran voce l’attuazione di un fermo obbligatorio di 30 giorni per l’attività di pesca a strascico e natante. «Il calendario del fermo da Bari a Trieste è già stato stabilito e sarà dall’1 al 30 settembre – osserva Pietro Forte, presidente dell’Anapi pesca Sicilia –. La nostra regione e la Sardegna, che rientrano nell’Obiettivo 1, hanno tempo fino a metà luglio per decidere quando fermarsi. L’intenzione è quella di creare una piccola forbice per dare la possibilità ai pescatori di fermarsi con qualche giorno in anticipo, così come richiesto in particolare dalla marineria di Mazara del Vallo». Tra le altre proposte dei pescatori c’è anche l’istituzione di un’unità di crisi a livello regionale, sulla falsa riga di quella insediata al ministero per le Politiche agricole, alimentari e forestali. «Per cercare di trovare nuove soluzioni a sostegno del settore – spiega Angelo Mancuso, presidente di Confcooperative Sicilia – abbiamo intenzione di creare un’unità di crisi a livello regionale. A farne parte saranno gli stessi protagonisti del Comitato regionale per la pesca, ma che saranno insediati in forma pressoché permanente. Inoltre, la nostra associazione ha chiesto di adottare il fermo flessibile destinandolo a tutto il settore pesca e non soltanto allo strascico. Occorre trovare delle risorse fondamentali per affrontare una crisi che colpisce anche i pescatori di tonno, di pesce spada, le ferrettare ecc.». In attesa di decisioni definitive, comunque, i pescatori siciliani hanno dovuto fare i conti con le disposizioni imposte dalla normativa comunitaria e hanno, intanto, cominciato ad adattare le loro reti alle dimensioni minime delle maglie stabilite dall’articolo 9 del Regolamento. La maggior parte dei pescatori, secondo i dati in possesso dalle associazioni di categoria regionali, non potendo contare su ulteriori deroghe, ha deciso di utilizzare la maglia da 50 centimetri romboidale per il sacco delle reti destinate al piccolo strascico. «Dai primi dati forniti dai pescatori che hanno adottato le nuove reti – riprende Forte – abbiamo rilevato un paradosso che va analizzato: utilizzando le reti romboidali da 50 centimetri, infatti, sono state catturate tipologie di pesce, come merluzzetti, di taglia inferiore al valore minimo consentito che, come prescrive la legge, vanno rigettati in mare, vivi o morti che siano». Infine, aggiungono le associazioni dei pescatori, «proprio in vista dell’entrata in vigore del Regolamento, circa il 30% della flotta d’altura di Mazara del Vallo ha chiesto il ritiro definitivo». |
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| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||