ma da alcuni mesi, ci sono dei pescherecci giapponesi a largo delle Isole Eolie che stanno facendo mattanza di tonni. Noi per rispettare le quote tonno imposte da Bruxelles non possiamo farlo. Non è democratico che nello stesso mare ci siano leggi diverse. L’Unione europea deve attivarsi per stringere accordi bilaterali con tutti i Paesi che pescano nel Mediterraneo».
Intanto, a Roma si continua a discutere. A circa tre settimana dal varo del provvedimento di Bruxelles nessuna azione concreta da Roma è arrivata al comparto. Domani un’ulteriore speranza dovrebbe nascere dalla riunione nella quale verrà individuata un’unica soluzione possibile
frutto di una laboriosa attività di concertazione quella da tempo nota e, per questo, del tutto scontata: il fermo obbligatorio pagato per le imbarcazioni e l'attivazione della cassa integrazione straordinaria per gli imbarcati. Ma dall’interno dello stesso ministero per le Politiche agricole, esplode a 360° sul regolamento Mediterraneo, sulle organizzazioni di categoria, sulla burocrazia il sottosegretario di Galan, Antonio Buonfiglio, che ritiene «il vero problema e, per certi versi, irresponsabile che sta decretando la fine della pesca italiana e l’Unità di crisi ne è la prova».
Proprio sull’unità di crisi, ricordiamo, che l’assessore alle Risorse agricole siciliano, Titti Bufardeci, è intervenuto sottolineando “la delusione” per il documento prodotto dall’organismo ministeriale.
«Ancora una volta – continua Buonfiglio – la discussione dei soliti noti appare incentrata più sulla
capacità di negoziare risorse per la propria sopravvivenza che sugli interessi reali dei pescatori che, di giorno in giorno, vedono sempre più affievolirsi le speranze di poter utilizzare la dotazione del Fep di 120 milioni di euro, a rischio di disimpegno il prossimo 9 dicembre». «È ormai evidente, infatti – osserva il sottosegretario – come la questione del Regolamento Mediterraneo sia esplosa per l'incapacità di alcuni dirigenti di distinguere tra proroghe e deroghe e per l'errata comunicazione e l'inadeguata informazione che hanno alimentato il senso di incertezza negli operatori e messo in
subbuglio alcune marinerie. Non è stato spiegato chiaramente, neppure dalle organizzazioni di categoria a ciò evidentemente deputate, che l'Italia, lo scorso anno, ha chiesto tutte le deroghe consentite e previste dal Regolamento, ha presentato i piani di gestione locale e per attrezzo ed ottenuto un sostanziale riconoscimento da parte della Commissione. Il Regolamento, inoltre, presenta difficoltà di applicazione solo per alcune marinerie, localizzate peraltro in zone specifiche; la maggior parte dei pescatori ha, infatti, ha già provveduto agli adattamenti e adeguamenti regolamentari necessari».
Secondo Buonfiglio, «anziché ripristinare il vecchio modulo del fermo biologico camuffato da fermo mediterraneo e procedere a un esborso di fondi statali ingente e indifferenziato,
sarebbe più utile ricorrere al fermo volontario, con l'attività di monitoraggio dei dati di cattura prevista dalle nuove regole e già pagata dallo Stato. Le risorse non impiegate con il fermo biologico potrebbero essere destinate a favore di quelle zone, poche in verità, dove il regolamento ha un impatto sociale elevato». |
|