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Ortofrutta, vince la linea di revisione italiana

   

Zaia: «In discussione alcuni disciplinari di produzione»

   
   

BRUXELLES (20 maggio 2008) - L’Italia ha oggi portato all’attenzione del Consiglio dei ministri dell’agricoltura dell’Ue il tentativo della Commissione europea di smantellare, di fatto, il sistema degli standard di vendita degli ortofrutticoli. Togliere quelle norme, ha sottolineato il ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali, Luca Zaia, «pone un problema di tutela e di sicurezza alimentare, ma anche di rispetto del lavoro che molti hanno fatto seguendo i disciplinari di produzione». Un solo esempio: «Il radicchio rosso di Treviso ha una radice di sette centimetri, se lo si produce al di sotto di quella dimensione significa che non viene rispettato il disciplinare e quindi non si seguono

Ortofrutta
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tutte le prassi dovute». Su proposta dell’Italia, avvalorata dalla Spagna, ha spiegato Zaia, «abbiamo ottenuto un primo risultato, ossia l’impegno da parte della commissaria Mariann Fischer Boel di aumentare la lista dei prodotti per cui sono fissati degli standard di produzione rispetto ai dieci proposti» integrandoli eventualmente con nuovi prodotti ortofrutticoli. Non solo. «La dizione “fuori norma” su un prodotto non è accettata. Questo significa – ha proseguito – difesa della tipicità della produzione in quanto la scritta “fuori norma” poteva essere una scappatoia per aprire le porte all’invasione da parte di altre realtà».

La riunione L’Italia e la Spagna, sostenuti da Francia e Ungheria, hanno deciso di portare all’attenzione del Consiglio dei ministri dell’agricoltura dell’Ue, che si svolgerà oggi a Bruxelles, il tentativo della Commissione europea di  smantellare, di fatto, il sistema degli standard di vendita degli ortofrutticoli. Si tratta, in concreto, di quei parametri che ne definiscono la qualità, la dimensione, il peso e l’origine, assicurando così trasparenza alle operazioni commerciali e, non ultimo, la tutela dei consumatori. I 27 stati membri dell’Ue hanno raggiunto nel giugno 2007 un accordo sulla riforma del mercato ortofrutticolo in Europa. Da allora i servizi della Commissione europea e i singoli stati membri stanno mettendo a punto una normativa su come mettere in opera, a livello tecnico, l’accordo raggiunto. Sulla questione l’Esecutivo Ue ha proposto ai gruppi di lavoro, che stanno studiando come applicare la riforma, di ridurre da 36 a 10 gli standard di commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli. Non solo. Anche per le 10 norme specifiche rimanenti, Bruxelles propone di lasciare la possibilità agli operatori di vendere quegli ortofrutticoli senza classificazione, a condizione che sia indicato sul prodotto. In una nota, sostenuta da Italia e Spagna, si sottolinea che «Questo approccio è contrario all’accordo politico sulla riforma raggiunto nel giugno 2007». Inoltre, si ritiene che un eventuale smantellamento del sistema esistente porterebbe alla eliminazione di strumenti importanti sia sul piano commerciale che per la tutela dei consumatori. Italia e Spagna chiedono quindi alla Commissione europea di riconsiderare questo approccio al fine di rendere il comparto più efficiente, fornendo le giuste garanzie ai consumatori, e facilitando i controlli. Tre gli interventi concreti richiesti: mantenere gli standard commerciali per il numero di prodotti più elevato possibile;  rendere gli standard obbligatori per tutti gli operatori e, infine, fissare uno standard commerciale generale per assicurare che le operazioni di mercato avvengano in modo sufficientemente chiaro e trasparente.
 

I produttori “Preoccupazione” è espressa, in una nota congiunta, da Cia, Confagricoltura, Fedagri Confcooperative, Legacoop Agroalimentare, sull’ipotesi che la Commissione Europea stia per reiterare la proposta di Regolamento che prevede la soppressione di 26 norme di commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli freschi, sulle 36 attualmente in vigore. «Tali norme rivestono una importanza fondamentale – a giudizio delle organizzazioni di settore – perché descrivono i parametri di qualità e prevedono l’indicazione obbligatoria di origine della quasi totalità dei prodotti ortofrutticoli venduti in Europa, assicurando i necessari controlli anche nella fase di importazione ed esportazione». La Commissione europea, continua la nota congiunta, «non può abbassare la guardia sulla qualità dei prodotti ortofrutticoli, rischiando di esporre il settore ad importazioni massicce dai Paesi Terzi in un quadro di assenza di controlli obbligatori. E ciò a scapito, in primo luogo, delle garanzie di salubrità dei prodotti». Le Organizzazioni esprimono il loro «massimo sostegno ed apprezzamento all’azione del ministro Luca Zaia che si accinge ad affrontare  questo delicato problema» in occasione dei lavori del Consiglio agricolo che si terrà oggi a Bruxelles.
 
   
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