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SERVIZIO TRATTO DAL NUMERO 11-12 DEL MENSILE TERRÀ    

Pomodoro, in Sicilia svolta tecnologica

   

L’ assessorato Agricoltura crea  un modulo per la coltivazione fuori suolo

 
   

PALERMO (23 gennaio 2009) - Nuovi moduli di polistirolo per rendere sempre più efficiente la coltivazione degli ortaggi fuori suolo. È questo l’obiettivo che ha spinto i tecnici delle Unità operative di Comiso, la Soat 54 e la Uo 36, a creare supporti innovativi per la coltivazione “senza terra” del pomodoro. E i risultati sono soddisfacenti. La coltivazione di ortaggi e fiori in fuori suolo è una realtà molto importante in Paesi come l’Olanda, dove si stima che questa tecnica interessi almeno il 90% delle superfici coltivate in serra. In Italia gli ettari in fuori suolo sono più di 1000, di cui 100 circa in Sicilia, e interessano prevalentemente pomodoro, fragola, gerbera e rosa. I vantaggi determinati dall’impiego di questa tecnica si

Pomodoro fuori solo
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esprimono al meglio in serre a media e alta tecnologia, ma la sua diffusione viene frenata dagli elevati costi iniziali, legati all’impiego di sistemi computerizzati per il controllo del clima e della fertirrigazione e all’uso di adeguati supporti modulari per la gestione delle operazioni colturali.
Quest’ultimo aspetto, di recente, è stato oggetto di sperimentazione da parte dei tecnici delle Unità operative di Comiso, la Soat 54 e la Uos 36. Nel progettare il nuovo modulo si è puntato alla riduzione dei costi di produzione, alla compatibilità con le esigenze emerse nei vari anni di sperimentazione della tecnica del fuori suolo e alla facilità di posa in opera e assemblaggio dei singoli sistemi modulari al fine di creare filari continui di coltivazione. Come illustrato nella figura 1, il modulo è stato realizzato in polistirolo ed è lungo un metro. L’alloggio che ospita il tubo d’irrigazione in polietilene (tubicino di sezione più piccola) è incastrato a scomparsa totale e coperto da un’ala di polietilene bianca, per una maggiore protezione dagli sbalzi termici che, talvolta, rendono le irrigazioni dannose per le radici. I tubi di sezione più ampia sono, invece, destinati al riscaldamento del substrato, mentre l’alloggio più profondo del modulo svolge la funzione di recupero del drenato della soluzione nutritiva. Inoltre il sacco contenente il substrato poggia su due piani inclinati per favorire lo sgrondo ed evitare i pericolosi ristagni di soluzione all’interno del sacco stesso. La scanalatura finale è una caratteristica esclusiva del primo modulo di ogni filare ed è qui che va collocato un tubicino per convogliare la soluzione sgrondata in una tubazione sotterranea, evitando così il percolamento nel sottosuolo e permettendo il riutilizzo della soluzione drenata.
Il bancale, testato la scorsa estate su una superficie di 1000 metri quadri, è stato posto su opportuni rialzi per evitare ristagni di aria satura di umidità. Il sistema, molto semplice da assemblare, prevede una rullatura del terreno sul quale viene poggiato il bancale (foto 3) e ha dimostrato di aver raggiunto gli obiettivi prefissati (foto 4). Per il futuro si pensa di modificare il modulo inserendo anche alloggi per l’arricchimento carbonico.

 

 

 

 

 

 

 

 

Scarica lo studio (.zip)

 

Giuseppe Morando
Soat 54
Biagio Dimauro
Uos 36

 
   
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