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Tornano i cetrioli storti e le mele bruttine |
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Per le associazioni di categoria l’Ue riduce gli standard di qualità dell’ortofrutta |
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BRUXELLES (13 novembre 2008) - L'Ue eliminerà, a partire dal primo luglio prossimo, le norme obbligatorie relative all'aspetto esterno (forma, dimensioni, peso, calibro etc.) di frutta e verdura da commercializzare nel mercato unico. La decisione verrà formalizzata dalla Commissione europea nelle prossime settimane, dopo un voto inconcludente, oggi a Bruxelles, del comitato Ue di gestione dell'ortofrutta, in cui i rappresentanti degli Stati membri non hanno
raggiunto una maggioranza qualificata n‚ a favore n‚ contro la proposta dell'Esecutivo comunitario di abolire gli standard "estetici" per la commercializzazione. I paesi favorevoli sono
stati nove (Gran Bretagna, Germania, Olanda, Svezia, Danimarca, |
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Finlandia, Estonia, Lettonia e Lussemburgo), due gli astenuti (Austria e Portogallo), mentre hanno votato contro gli altri 16
paesi membri, fra i quali tutti i produttori dell'area mediterranea, Italia compresa.
Le norme che verranno abolite erano destinate ad assicurare una serie di requisiti (forma, aspetto, dimensioni, peso) per la commercializzazione, in modo che i prodotti fossero più
facilmente trasportabili e catalogabili. A questo fine, era stato stabilita una suddivisione in tre categorie (extra, prima e seconda), corrispondenti a diversi livelli standardizzati di
qualità, ma secondo criteri più estetici che relativi al sapore dei prodotti.
Le norme di commercializzazione che verranno abrogate, a partire dal primo luglio 2009, riguardano 26 tipi diversi di frutta e ortaggi mentre per altri dieci tipi di prodotti le norme restano in vigore, ma in questi casi gli Stati membri potranno autorizzare deroghe specifiche, a condizione che i prodotti “fuori norma” siano etichettati in modo
da distinguerli da quelli delle categorie “extra”, I e II. «Le autorità nazionali, insomma, avranno la facoltà di autorizzare la vendita di tutti i prodotti ortofrutticoli, indipendentemente
dalla loro forma e dimensione», spiega una nota della Commissione. La decisione, significa, in pratica, che torneranno nei fruttivendoli e nei supermercati i cetrioli curvi, nonch‚ (se gli
Stati membri lo decideranno) le mele non più perfettamente lisce e magari anche “brutte”, che erano scomparsi dai banchi dei dettaglianti, perchè‚ i prodotti ortofrutticoli “fuori norma”
potevano solo essere oggetto di vendite dirette da parte dei produttori, oppure destinati alla trasformazione. «È iniziata una nuova era per i cetrioli storti e le carote nodose, – ha dichiarato il commissario all'Agricoltura Mariann Fischer Boël – si tratta di un'iniziativa esemplare
per eliminare adempimenti burocratici inutili. Non abbiamo certo bisogno di legiferare su questo tipo di questioni a livello europeo: è molto meglio lasciare quest'incombenza agli operatori del mercato. E nella congiuntura attuale, caratterizzata da prezzi elevati dei prodotti alimentari e da difficoltà economiche generalizzate, è opportuno permettere ai consumatori di scegliere fra la pi— vasta gamma possibile di prodotti. È assurdo – ha concluso Fischer Boël –buttar via prodotti perfettamente commestibili semplicemente perchè non hanno una forma perfetta».
Il portavoce del commissario, Micheal Mann, ha aggiunto: «In vendita troveremo mele magari un po' bruttine, ma che costeranno meno. C'è stata una fortissima richiesta dal settore per questa modifica e abbiamo ritenuto che non fossero utili norme troppo vincolanti. Le mele “belle” resteranno – ha concluso –, ma probabilmente saranno più care». Cia «La riduzione delle norme di standardizzazione commerciale dei prodotti ortofrutticoli, decisa oggi dagli Stati europei su proposta della Commissione Ue, è un errore gravissimo che purtroppo penalizzerà i produttori italiani (portatori di un "made in Italy"
nell'eccellenza di molti prodotti ortofrutticoli), ma anche quelli di altri paesi mediterranei, come Spagna e Grecia». È quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori.
Su questa decisione, originata da una forte pressione lobbistica sulla Commissione europea da parte dei paesi del Nord Europa (Gran Bretagna in testa), al fine di avere mani
libere nelle modalità di scambio della merce sui grandi mercati e nell'apertura ad un import sempre più indifferenziato, c'è stata molta disinformazione nei confronti
del consumatore. «Non si tratta, infatti, come alcuni media hanno affermato, di un auspicabile stop ad ingiuste discriminazioni tra i diversi prodotti, soprattutto circa la relative lunghezze di zucchine, melanzane, ecc. Il problema è di altra natura perchè quello che viene eliminato oggi – afferma la Cia – sono le condizioni minime (calibri, varietà, categorie qualitative) per offrire agli operatori onesti dei mercati europei alcuni importanti strumenti per operare le
scelte, attraverso una comparazione delle diverse partite ed una equa correlazione ai rispettivi prezzi. Togliendo gran parte dei requisiti minimi di commercializzazione (restano in |
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