Home Informazione Eventi & Sagre Multimedia Scaffale  
     
       

Sicilia, ecco il pomodoro “a risparmio idrico”

   

Secondo una ricerca del Cnr di Catania può essere coltivato senza acqua

 
   

CATANIA (28 febbraio 2008) - Senz’acqua cresce meglio. È la particolare caratteristica del pomodoro “da serbo”, una pregiata specie poco conosciuta al consumo di massa, coltivata per lo più nei piccoli orti familiari delle regioni meridionali. Una ricerca sperimentale dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo (Isafom) del Cnr di Catania, ha evidenziato che questo tipo di pomodoro può essere coltivato senza irrigazione, contribuendo così a un notevole risparmio di acqua, importante per zone come queste afflitte da lunghi periodi di siccità. «Gli oltre 30 genotipi di pomodoro da serbo a nostra disposizione, provenienti da Sicilia, Puglia e Campania – spiega Cristina Patanè, ricercatrice

Pomodoro da serbo
.
.
 
 
 
 
 
 

Isafom-Cnr – sono stati coltivati, sia in collina che in pianura, “in seccagno”, cioè senza alcun intervento irriguo, dalla fase del trapianto fino a quella della raccolta, per un periodo di circa tre mesi». «Successivamente abbiamo analizzato alcuni indici fisiologici come la traspirazione fogliare, che esprime la quantità di acqua rilasciata dalle foglie nell’atmosfera, e la conduttanza stomatica, che indica la velocità con cui le foglie perdono acqua attraverso le loro aperture naturali (stomi). Per entrambi gli indici – precisato Patanè – sono stati misurati ottimi livelli, evidenziando la capacità della pianta a mantenere elevata l’attività fotosintetica (e dunque la produttività) anche in condizioni di spinto deficit idrico del terreno». I preziosi genotipi, vere e proprie rarità reperite grazie anche alla collaborazione delle sezioni operative dell’Ente sviluppo agricolo e dell’assessorato Risorse Agricole e Alimentari della Regione Siciliana, presentano anche un elevato contenuto di composti antiossidanti (vitamina C, carotenoidi quali licopene e b-carotene) ai quali, come noto, viene riconosciuto un effetto benefico sulla salute umana. «Poiché la pianta non usufruisce dell’apporto irriguo – aggiunge la ricercatrice –, la sostanza secca, gli zuccheri e le sostanze antiossidanti, che determinano il valore nutrizionale delle bacche, risultano particolarmente concentrati». Per contro, nel pomodoro coltivato “convenzionalmente”, cioè in regime irriguo, queste componenti sono più “diluite”, a causa dell’elevato contenuto di acqua nelle bacche. Secondo quanto si legge su Almanacco della scienza, la pubblicazione mensile del Cnr, grazie al notevole spessore dell’epidermide e alla sua elasticità, il pomodoro da serbo può essere conservato a lungo allo stato fresco e, per le sue caratteristiche qualitative, si presta a una trasformazione industriale poiché risponde ai prerequisiti di qualità richiesti dalle norme della Comunità europea per questa destinazione. «Il reperimento, la conservazione e la valorizzazione delle vecchie popolazioni di pomodoro da serbo – conclude Patanè – risultano quanto mai auspicabili. Tali attività, oltre al risparmio idrico e al conseguente contenimento dell’impatto ambientale, possono determinare ricadute positive per i produttori agricoli e per le piccole e medie imprese locali, soprattutto nelle aree più svantaggiate».

 
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
Regione Siciliana