Isafom-Cnr – sono stati coltivati, sia in collina che in pianura, “in seccagno”, cioè senza alcun intervento irriguo, dalla fase del trapianto fino a quella della raccolta, per un periodo di circa tre mesi». «Successivamente abbiamo analizzato alcuni indici fisiologici come la traspirazione fogliare, che esprime la quantità di acqua rilasciata dalle foglie nell’atmosfera, e la conduttanza stomatica, che indica la velocità con cui le foglie perdono acqua attraverso le loro aperture naturali (stomi). Per entrambi gli indici – precisato Patanè – sono stati misurati ottimi livelli, evidenziando la capacità della pianta a mantenere elevata l’attività fotosintetica (e dunque la produttività) anche in condizioni di spinto deficit idrico del terreno». I preziosi genotipi, vere e proprie rarità reperite grazie anche alla collaborazione delle sezioni operative dell’Ente sviluppo agricolo e dell’assessorato Risorse Agricole e Alimentari della Regione Siciliana, presentano anche un elevato contenuto di composti antiossidanti (vitamina C, carotenoidi quali licopene e b-carotene) ai quali, come noto, viene riconosciuto un effetto benefico sulla salute umana. «Poiché la pianta non usufruisce dell’apporto irriguo – aggiunge la ricercatrice –, la sostanza secca, gli zuccheri e le sostanze antiossidanti, che determinano il valore nutrizionale delle bacche, risultano particolarmente concentrati». Per contro, nel pomodoro coltivato “convenzionalmente”, cioè in regime irriguo, queste componenti sono più “diluite”, a causa dell’elevato contenuto di acqua nelle bacche. Secondo quanto si legge su Almanacco della scienza, la pubblicazione mensile del Cnr, grazie al notevole spessore dell’epidermide e alla sua elasticità, il pomodoro da serbo può essere conservato a lungo allo stato fresco e, per le sue caratteristiche qualitative, si presta a una trasformazione industriale poiché risponde ai prerequisiti di qualità richiesti dalle norme della Comunità europea per questa destinazione. «Il reperimento, la conservazione e la valorizzazione delle vecchie popolazioni di pomodoro da serbo – conclude Patanè – risultano quanto mai auspicabili. Tali attività, oltre al risparmio idrico e al conseguente contenimento dell’impatto ambientale, possono determinare ricadute positive per i produttori agricoli e per le piccole e medie imprese locali, soprattutto nelle aree più svantaggiate».