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Un distretto del pomodoro contro il rischio Cina

   

Firmato un accordo per accrescere la competitività del comparto

 
   

ROMA (1 ottobre 2007) - La concorrenza cinese è davvero un pericolo per le nostre aziende e per i consumatori che si troveranno sulla tavola pomodori non rispondenti agli standard italiani? Per far fronte a questo rischio le industrie alimentari di Cremona, Parma e Piacenza hanno già firmato un accordo per accrescere la competitività del sistema produttivo italiano nel comparto della coltivazione e della trasformazione del pomodoro, uno dei prodotti con maggiore capacità di penetrazione sul mercato nazionale e tra i più importanti a livello mondiale. Si è creato dunque un distretto del pomodoro che trasforma oltre 1.600.000 tonnellate di prodotto su un totale nazionale di 5.320.000 tonnellate. In

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occasione del prossimo convegno “Il pomodoro colto”, che si terrà a Cremona nell’ambito di Vegetalia, gli operatori del settore si incontreranno per discutere e aggiornarsi sulle strategie di mercato da attuare. Bruxelles intanto non sottovaluta le preoccupazioni dell’Italia ma ripone piena fiducia nel sistema di allerta rapida che scatta sulla base dei controlli alle frontiere, permettendo di ritirare dal mercato o bloccare, se necessario, prodotti importati. Michael Mann, portavoce della Commissione europea responsabile dell’agricoltura, afferma: «Nessuno può negare che ci sono dei problemi di sicurezza alimentare con la Cina. Nel 2006 sono stati 263 i casi notificati nel quadro del sistema di allerta rapida. È il numero più alto di tutti gli altri paesi e ha dato luogo a intense trattative tra il commissario alla Sanità, Markos Kyprianou e le autorità di Pechino», tuttavia «i consumatori sono ben protetti di fronte alle potenziali minacce che vengono dalla sicurezza alimentare dei prodotti importati».

 
   
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