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Triplica l’import del pomodoro dalla Cina

   

Intanto l'Ue smorza i timori dell'Italia

 
   

ROMA (4 settembre 2007) – In controtendenza rispetto all’andamento generale, aumenta il deficit commerciale nell’agroalimentare (–1,3 per cento) che fa segnare un saldo fortemente negativo di ben 4,9 miliardi di euro. È quanto afferma la Coldiretti sulla base dell’analisi dei dati Istat relativi al commercio estero nel primo semestre dell’anno 2007 che evidenziano un miglioramento complessivo di cui non beneficia l’agroalimentare italiano. «Si assiste – sottolinea Coldiretti – ad un aumento delle importazioni di prodotti simbolo del made in Italy, come l’olio di oliva proveniente da Spagna e dalla Tunisia, destinato a essere spesso imbottigliato in Italia per essere spacciato come made in Italy per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle olive. Una preoccupazione che – continua la Coldiretti – riguarda anche le importazioni di concentrato di pomodoro dalla

pomodoro cinese
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Cina che sono più che triplicate (+207 per cento) nei primi cinque mesi dell’anno nonostante gli allarmi che giungono dal Paese asiatico sui rischi per la salute di molti prodotti». Se il trend continuerà, nei prossimi mesi arriveranno in Italia oltre 150 milioni di chili di concentrato di pomodoro in un anno, un quantitativo che equivale a circa un quarto dell’intera produzione di pomodoro coltivata in Italia. «Il rischio sanitario riguarda dunque anche l’Italia dove arriva un fiume di pomodoro che – precisa la Coldiretti – per l’assenza di una adeguata normativa può essere ischiato al prodotto nazionale e spacciato come made in Italy sul mercato interno ed estero. Oltre ai giochi e alle bambole, tra le produzioni del paese asiatico negli Stati Uniti sono già stati messi sotto accusa per i rischi alla salute – ricorda la Coldiretti – anche dentifrici, alimenti per animali domestici a causa della presenza irregolare di melanina tossica, anguille, pesce gatto, ma anche succhi e conserve con pericolosi additivi». Secondo Coldiretti «occorre estendere l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza anche agli alimenti per favorire i controlli, permettere l’immediato ritiro dal mercato dei prodotti eventualmente pericolosi e garantire così la sicurezza dei cittadini».
E intanto la Commissione europea sembra non condividere affatto i timori italiani sul rischio sanitario che deriverebbe dai 150 milioni di chili di pomodori che l’Italia importerà dalla Cina entro fine anno. «L’Unione europea – ha spiegato Michael Mann, portavoce del Commissario all’Agricoltura, all’agenzia Help Consumatori – dispone di un efficiente sistema di allerta rapida per le derrate alimentari e gli alimenti per animali, il quale controlla tutti i prodotti che giungono sul mercato affinché non contengano nessun pericolo per la salute umana. Per questi pomodori non abbiamo ricevuto nessuna segnalazione». Inoltre, spiega Mann, «spetta alle autorità nazionali compiere attenti controlli sui prodotti che importa e, nel caso, attivare il sistema d’allerta». Il commissario Ue alla Salute Markos Kyprianou si appresta ad affrontare, inoltre, un viaggio in Cina per discutere di cooperazione sulla sicurezza alimentare, di illegalità nel commercio del cibo e sviluppo di più rapidi sistemi di comunicazione fra Cina e Unione europea, ma non è all’ordine del giorno la qualità dei pomodori esportati in Italia.

 
   
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