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Lenticchia di Villalba, partito il rilancio

 

Dopo il rischio estinzione è tornata in auge grazie a dodici giovani imprenditori

     
di Paola De Simone    
   

PALERMO (30 marzo 2009) - Nell’ultimo triennio, a Villalba (Cl), è stata recuperata la coltura di un prodotto che tra gli anni ’30 e gli anni ’60 deteneva un primato indiscusso sia nei mercati siciliani sia in quelli internazionali. Si tratta della lenticchia verde, cultivar tipica a seme grande.
Protagonista del rilancio di questa specialità territoriale è un gruppo di giovani agricoltori, dodici per la precisione,  tutti appartenenti alla piccola comunità locale. «Giovani di buona volontà», come loro stessi si definiscono, che hanno preso coscienza del valore storico-culturale di questa tradizione agricola e, spinti anche dalle notevoli potenzialità di mercato, hanno unito le forze per ridare vita ai campi

Lenticchie
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abbandonati.  Il passo successivo è stata la creazione di un Consorzio di tutela, per individuare un percorso utile al riconoscimento del marchio Igp. Gloria, declino e rinascita nella storia di questa leguminosa, considerata tradizionalmente “la carne dei poveri”. Se nel 1956, infatti, il 30% della produzione nazionale (circa 132 mila tonnellate) proveniva proprio da Villalba, dagli anni ’60 in poi si è assistito al quasi totale abbandono della sua coltivazione. «I motivi sono essenzialmente da attribuirsi alle mutate preferenze dei consumatori­ – spiegano i produttori – che, prediligendo le lenticchie a seme piccolo, hanno disincentivato la produzione di questo ecotipo a seme grande». Fra le cause di crisi vengono segnalati anche gli elevati costi di produzione, ma soprattutto la mancata adozione di una tecnica colturale meccanizzata che comportava un costo eccessivo per la manodopera. «Problemi che persistono», secondo i produttori, ma che non li hanno scoraggiati ad affrontare la sfida, in considerazione anche del fatto che l’Italia importa attualmente quasi 20.000 tonnellate di semi. Dall’unità operativa di Villalba arrivano i primi dati e i primi commenti sulla ripresa colturale: «Dal 2003 ad oggi si è passati da 3 ettari di coltivazione a circa 30-40 ettari; anche il prezzo di vendita, come prodotto di nicchia, comincia ad essere interessante per i produttori».
Indubbie le qualità organolettiche e salutistiche di questa particolare lenticchia. Secondo gli studi effettuati dal Cnr di Bari, la “verde di Villalba” si caratterizza per la notevole presenza di proteine, il basso tenore in fosforo e potassio e l’elevato contenuto in ferro. A differenza degli altri ecotipi siciliani, quali le lenticchie a seme piccolo di Pantelleria e di Ustica, che ben si adattano a condizioni climatiche tipiche delle isole, quella di Villalba trova il suo areale d’elezione a circa 600 metri slm, in un territorio costituito da colline d’argilla e rilievi calcarei. Il diametro del seme (8 mm circa) ne fa il più importante ecotipo nell’ambito della classe delle supergiganti. «Particolarmente delicate sono le fasi di raccolta ed essiccazione – dicono i produttori – in quanto devono consentire al seme di rimanere di colore verde, caratteristica essenziale della varietà». Operazioni, queste, eseguite ancora oggi da mani esperte, custodi delle preziose informazioni botaniche legate alla coltivazione di questo legume.

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