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Frutta e verdura, la forma non è più un mistero

   

Individuata nell’Ohio la base genetica che determina la varietà

   
   

ROMA (25 marzo 2008) - Piccoli, grandi, tondi, stretti, larghi, allungati, ovali e altro, i frutti della terra rappresentano una delle più compiute realizzazioni dell’immensa varietà della natura. Oggi, grazie a una ricerca compiuta da scienziati dell’Università dell’Ohio, è stato fatto un primo importante passo nell’individuare la base genetica che permette e controlla questa ricchezza di forme. La ricerca si è incentrata sui pomodori, ma è possibile che i risultati emersi possano coinvolgere anche altri frutti e ortaggi. «I pomodori sono il modello di riferimento nel nuovo campo di studi sulla morfologia dei frutti – spiegato il direttore della ricerca, Esther Van der Knaap –. Stiamo cercando di capire quali geni siano alla base delle

Frutta e verdura
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profonde mutazioni avvenute nella forma e dimensione dei pomodori da quando sono stati addomesticati. Una volta che individueremo tutti gli elementi coinvolti in questo processo di diversificazione potremo capire globalmente come si determina una forma piuttosto che un’altra». Il pomodoro in principio era selvatico, piccolo e tondo, oggi rappresenta uno degli ortaggi più vari per dimensione e per forma. Uno dei maggiori responsabili di questa varietà sembra essere “Sun 1642”, gene che prende il nome dalla varietà coltivata in cui è stato trovato. I ricercatori, dopo aver individuato il gene, hanno compiuto diversi esperimenti per dimostrare praticamente le sue responsabilità: così lo hanno introdotto in piante di pomodoro selvatico i cui frutti da piccoli e tondi hanno assunto un forma molto allungata. Al contrario, piante naturalmente allungate sono diventate tonde nel momento in cui “Sun” è stato reso inattivo. Resta ora da capire se per gli altri ortaggi o frutti le cose funzionino esattamente così. La ricerca non si esaurisce qui: il gruppo ha scoperto che la sovraespressione di “Sun” è causata dai retrotrasposoni, frammenti di Dna capaci di replicarsi in diverse posizioni all’interno del genoma. Secondo gli autori dello studio, i retrotrasposoni potrebbero quindi rivelarsi una forza trainante nell’evoluzione del genoma e nella duplicazione dei geni delle piante.

 
   
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