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Olio, Bruxelles punta il dito contro l’Italia

   

Avviata procedura d'infrazione per il decreto sull’etichetta d’origine

 
     

ROMA (29 febbraio 2008) - Continua il braccio di ferro tra l’Italia e l’Unione europea sull’etichettatura dell’olio d’oliva. La Commissione europea ha avviato, infatti, una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia contro il decreto pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 243 del 18 ottobre 2007 con cui è stato introdotto l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dell’olio extravergine di oliva. Secondo l’Ue, il decreto “salva olio” può compromettere il principio della competitività tra gli Stati membri. «L’Italia – spiega il portavoce del commissario europeo per l’Agricoltura Mariann Fischer Boel, Michael Mann – ha imposto per legge l’indicazione d’origine sulle etichette dell’olio d’oliva, un settore che è già

Etichetta olio
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coperto dalla legislazione comunitaria. E ha imposto un obbligo che non è permesso dalle norme Ue in materia», secondo cui l’indicazione di provenienza delle olive può essere apposta in etichetta su base volontaria dai produttori, e non imposta. L’Italia ha ora due mesi per rispondere ai rilievi della Commissione europea.

Le reazioni

De Castro
Dura la replica del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro, che rimane fermo sulla sua posizione. «Noi non cambiamo rotta – commenta –. Siamo assolutamente convinti della bontà delle nostre decisioni in materia di etichettatura obbligatoria». Secondo il ministro, il tema dell’origine è centrale per la tutela del prodotto come del consumatore, «e continueremo a batterci per vedere affermato questo principio in sede internazionale». Per le prossime settimane, intanto, è previsto un confronto serrato con la Commissione proprio su questo tema. «Forniremo tutte le informazioni a sostegno delle nostre scelte – sottolinea De Castro – e in particolare quelle integrazioni al dossier che dimostrano come, in assenza di etichettatura, si determini un oggettivo danno al consumatore, privato nelle sue scelte di una completa ed esaustiva informazione».

Coldiretti «I sequestri di falso olio extravergine effettuati dai Nas confermano la validità della scelta fatta dall’Italia con l’introduzione dell’obbligo di indicare la provenienza delle olive in etichetta che occorre far rispettare con un adeguato sistema di controlli». È questo il pensiero della Coldiretti che dice la sua sulla questione olio. «L’Italia, che ha il primato della qualità nell’Unione europea, ha il dovere di svolgere – precisa l’organizzazione agricola – un ruolo di avanguardia a livello comunitario nelle norme sulla trasparenza a tutela delle imprese e dei consumatori». Secondo un’indagine della Coldiretti «sono inspiegabilmente ancora troppo poche le confezioni di oli vergini ed extravergini in vendita etichettate nel rispetto della nuova normativa con il rischio concreto che vengano spacciate come made in Italy miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine, senza alcuna informazione per i consumatori». «L’obbligo di indicare l’origine delle olive impiegate in etichetta è – conclude la Coldiretti – un contributo alla trasparenza se si considera che si è verificato un aumento record del 25% degli arrivi di olio di oliva estero proveniente soprattutto da Spagna, Tunisia e Grecia, nei primi nove mesi del 2007, mentre la produzione nazionale è stimata in calo del 15% rispetto all’anno precedente su valori di poco superiori ai 5 milioni di quintali».

Confederazione italiana agricoltori «L’indicazione d’origine sull’etichettatura dell’olio d’oliva è un elemento fondamentale per tutelare e valorizzare il made in Italy dalle contraffazioni e dall’assalto dell’agropirateria. Rappresenta la risposta ferma alle esigenze dei consumatori che chiedono trasparenza e qualità. Per questa ragione bisogna battersi con la massima fermezza a livello comunitario per fare in modo che il provvedimento deciso dal nostro Paese non venga cancellato». È quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori in  merito alla “messa in mora” dell’Italia da parte dell’Ue. In pratica, questa iniziativa comunitaria costituisce la prima tappa di una procedura di infrazione contro la decisione italiana dell’obbligo di indicare l’origine etichetta per l’olio d’oliva. «È un’iniziativa – avverte la Cia – che bisogna contrastare proprio per valorizzare il lavoro dei nostri produttori, che puntano da anni alla qualità. Il provvedimento italiano è importante, in quanto attraverso esso si impedisce di ingannare i consumatori vendendo come italiano un olio ricavato, invece, da miscugli diversi».

Confagricoltura «L’avvio della procedura della procedura d’infrazione da parte della Ue, impone che la questione dell’etichettatura venga risolta a Bruxelles». È questo il commento della Confagricoltura alla decisione comunitaria. Quello dell’origine è un tema troppo importante per i prodotti agricoli italiani, in particolare per l’olio d’oliva. Per questo Confagricoltura insiste sulla necessità «di una forte azione politica a livello comunitario per la modifica del regolamento sulle norme di commercializzazione ed etichettatura degli olii d’oliva».

Fedagri «Quella della tutela del made in Italy nel mondo è per noi una battaglia troppo importante che non può subire battute d’arresto, se vogliamo continuare a competere sui mercati internazionali. L’indicazione dell’origine delle materie prime in etichetta resta per noi un parametro fondamentale per trasmettere ai consumatori non solo la certezza di un prodotto di qualità ma anche uno dei valori della cultura della trasparenza». Questo il commento del presidente di Fedagri-Confcooperative, Paolo Bruni, alla lettera di messa in mora che da Bruxelles sarebbe stata inviata al governo italiano, circa il decreto sull’etichettatura obbligatoria dell’olio d’oliva che sarebbe contrario alle normative europee. «Non dobbiamo abbassare la guardia – conclude Bruni –, anzi sarà nostro compito  spingere le imprese a puntare sull’etichettatura volontaria che assicura ai nostri prodotti e in particolare all’olio d’oliva, frutto dell’eccellenza dell’agricoltura italiana, quel carattere di distintività che contraddistingue l’agroalimentare italiano e lo tiene al riparo da frodi e contraffazioni».

Unaprol «Forse è la volta buona per convincere l'Europa ad assumere una posizione più intransigente nel difendere il principio dell'indicazione di origine obbligatoria in etichetta per l'olio extra vergine di oliva». Lo dichiara Massimo Gargano, presidente di Unaprol-consorzio olivicolo italiano, per il quale il decreto sull'etichettatura dell'olio di oliva made in Italy non è una esclusività dell'Italia. «Anche Spagna, Grecia, Portogallo e Francia – spiega Gargano – potrebbero vararne uno uguale, nessuno glielo impedisce. Gli ostacoli sono forse di altra natura e tradiscono interessi estranei al mondo dell'olivicoltura». «Questa è l'occasione per spingere più avanti il fronte della correttezza dell'informazione nei confronti dei consumatori, che devono essere messi nelle condizioni di poter scegliere in un clima di trasparenza assoluta – afferma Gargano – e l'Europa di fronte a questa richiesta, peraltro avvalorata dai recenti sequestri di prodotto operati dai Nas deve prendere atto che esiste un problema di messa in trasparenza dell'identità territoriale che non puo' essere nascosta dietro cavilli giuridici e sommersa da montagne di carta bollata».

 
   
   
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