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Olio, più controlli a tutela del made in Italy

 

Secondo Unaprol in commercio c’è troppo extravergine “italiano”

 
   

ROMA (25 febbraio 2008) - Quest’anno c’è poco olio extravergine di oliva italiano in giro, ma nonostante ciò il prezzo dell’autentico  prodotto 100% made in Italy continua a scendere e, secondo le ultime rilevazioni Ismea, cresce più all’estero che in Italia dove si  registra una vivacità delle quotazioni per gli oli raffinati e di  semi. Questa la denuncia di Massimo Gargano, presidente di Unaprol, che torna a lanciare l’allarme sull’abuso del made in Italy dell’olio extra vergine di oliva. «I conti non tornano per produttori, consumatori e l’industria  seria di questo settore. Nessuno ci garantisce – afferma Gargano – che il prodotto di altra  origine e dubbia qualità non finisca per essere spacciato in Italia e sui mercati esteri, come spesso

Olio
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avviene, come made in Italy». L’Italia produce mediamente poco più 600 mila tonnellate all’anno di  olio di oliva, e quest’anno meno del solito, e per soddisfare la sola  domanda interna importa fino a 550 mila tonnellate all’anno di prodotto; parte del quale viene poi esportato in tutto il mondo e  commercializzato anche nel nostro Paese come prodotto made in Italy. «C’è ancora troppa confusione e i consumatori sono sempre più disorientati – riferisce Gargano –. I controlli vanno  intensificati perché le nuove norme sull’etichettatura obbligatoria siano un deterrente per scongiurare il pericolo di contraffazione e di abuso del made in Italy sia in Italia che all’estero».

 
   
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