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Una strategia di rilancio liscia come l’olio

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Tutti i punti di forza e di debolezza del comparto

   

PALERMO (23 novembre 2010) - L’olivicoltura da olio in Sicilia è caratterizzata dal maggior numero di certificazioni di qualità rispetto alle altre regioni d’Italia. Dal 1997 a oggi l’Unione europea ha rinosciuto la protezione all’extravergine proveniente da sei aree vocate dell’Isola, mentre altre due aree produttive hanno già ottenuto la protezione transitoria nazionale. Inoltre, attualmente l’extravergine di oliva commercializzato a marchio Dop è in crescita, e può contare su oltre cinquanta marchi commerciali, pari a circa il 20% delle imprese olearie operanti in Sicilia. La quota di produzione a denominazione proviene soprattutto dal Val di Mazara, dalle Valli Trapanesi e dai Monti Iblei.

Olio
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Un comparto, quello dell’olivicoltura da olio, che può contare su una serie di punti di forza. Primo fra tutti la ricchezza del patrimonio genetico autoctono che, associato alla prevalenza di aziende di produzione e trasformazione a carattere “non industriale”, permette di ottenere produzioni di elevata qualità. Tra gli altri punti di forza, un ambiente pedoclimatico favorevole nonostante la sua variabilità, una rilevante consistenza delle aziende in agricoltura biologica e una elevata estensione della superficie a denominazione d’origine protetta. Grazie alla diffusione territoriale degli uffici di assistenza tecnica e divulgazione agricola gli operatori della filiera possono inoltre contare su un costante supporto e una costante informazione. Ma la filiera ha anche diversi punti di debolezza, tra i quali limiti strutturali non facilmente rimuovibili e ataviche carenze professionali, in particolare sul fronte dell’accorpamento dell’offerta e della capacità imprenditoriale, certamente in crescita ma ancora non competitiva. Tra i principali punti critici un’offerta molto frammentata, la carenza di piani di qualità e obiettivi strategici aziendali per migliorare la percezione della qualità nel consumatore, ma anche la scarsa consapevolezza del patrimonio olivicolo autoctono sotto l’aspetto agronomico e l’insufficiente conoscenza dei caratteri chimici e organolettici degli oli monovarietali delle cultivar autoctone. Completano il quadro una insufficiente azione a sostegno dell’immagine del prodotto siciliano nella sua interezza e gli alti costi di produzione. Uno scenario che mette di fronte a scelte strategiche obbligate: continuare a migliorare la qualità della produzione olearia e delle olive da tavola e puntare alla crescita professionale dell’imprenditoria. Tutto ciò, chiaramente, richiede una tutela della tipicità e un miglioramento dei servizi alle imprese, con particolare riferimento al trasferimento delle innovazioni e all’assistenza tecnica, soprattutto per affrontare le sfide che giungeranno dalla prossima apertura dell’area mediterranea di libero scambio e dalla concorrenza dei Paesi della nuova olivicoltura.

Leonardo Catagnano
Referente rete olivicoltura da olio


 

 

 
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