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Olivicoltura italiana, un settore in crescita

 

Il 38% delle aziende ha in programma nuovi investimenti

 
   

ROMA (29 maggio 2008) – Rapporto con i consumatori e investimenti alla base della crescita del settore olivicolo italiano. Dal rapporto annuale di Unaprol risulta che il 38 % delle aziende olivicole italiane intende effettuare nuovi investimenti nel triennio 2007-2009. Il 14% prevede di realizzare attività di formazione nel campo della qualità e tracciabilità degli oli extra vergini di oliva. Il 33% nel miglioramento delle tecniche colturali, il 18% nel marketing, il 5% nutre interesse per l’innovazione varietale, mentre il 26% delle imprese si dichiara disponibile a cofinanziare progetti di informazione e promozione del prodotto. In crescita anche gli investimenti sulle strutture produttive. Il 34% delle imprese ha dichiarato di voler acquistare nuovi

Olio
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serbatoi per lo stoccaggio dell’olio di oliva, il 17% ha intenzione di acquistare impianti di confezionamento, il 16% effettuerà invece interventi strutturali sui fabbricati e il 13% del campione intervistato intende realizzare il proprio punto vendita e anche un sito internet aziendale.  Il risparmio energetico è il tema che accomuna quasi il 40% delle imprese, mentre il 47% delle imprese si dichiarano disponibili ad effettuare ulteriori investimenti nei settori Dop e Igp e il 39% in quello biologico. Per quanto invece riguarda la diversificazione in attività non agricole, quasi il 60% delle aziende intervistate intende potenziare servizi di ospitalità e alloggio, seguite dalle attività didattiche (24%) e da agricampeggi (14 %). Solo il 7% pensa invece di integrare attività agricole con l’artigianato locale. L’indagine condotta dall’Unaprol permette di cogliere alcuni elementi della multifunzionalità. Le attività più ricorrenti sono la prevenzione incendi (16%), seguita dalla la manutenzione del verde e delle strade interpoderali (11%), la protezione delle cultivar autoctone (7,5%). A guidare la classifica della multifunzionalità le regioni Toscana, Umbria, Marche ed Emilia Romagna dove l’ospitalità agrituristica, lo svolgimento di attività didattiche, l’accesso alle aziende per visite e la possibilità di svolgere attività ricreative conferiscono a queste aziende un marcia in più rispetto al sistema tradizionale nazionale. Un sistema che trarrebbe da questi esempi un’idea di sviluppo aziendale che muove interessi culturali, ambientali ed economici che si alimentano a vicenda.

 

 

 
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