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Olio ucraino, pugno duro di Bruxelles |
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La Commissione mette paletti all’import nell’Ue |
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BRUXELLES (23 maggio 2008) - In seguito alla contaminazione di olio di girasole con oli minerali, la Commissione europea ha stabilito oggi “rigide condizioni” per l’importazione di olio di girasole ucraino nell’Ue prevedendo una revisione tra un anno. Lo ha reso noto lo stesso esecutivo Ue con un comunicato. In base alla decisione, l’olio di girasole che viene dall’Ucraina non entrerà nell’Ue senza un valido certificato e analisi sull’eventuale presenza di olio minerale. Il certificato sarà valido solo se i campioni dell’olio e il relativo attestato saranno stati fatti dopo che la Commissione europea ha deciso e formalmente accettato che il controllo e il sistema di certificazione sono stati adottati dalle autorità ucraine. |
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Da Bruxelles La Commissione europea «prevede di adottare delle misure di salvaguardia sulle importazioni di olio di girasole dall’Ucraina». Lo ha confermato ieri a Bruxelles Nina Papadoulaki, portavoce della commissaria europea alla sanità. «Siamo in stretto contatto con le autorità ucraine – ha spiegato la portavoce – con cui le discussioni sono ancora in corso per ottenere ulteriori informazioni. Ieri sera abbiamo ricevuto determinate garanzie ma prevediamo comunque di prendere delle misure di salvaguardia». Papadoulaki ha poi sottolineato che Bruxelles è anche in stretto contatto con tutte le capitali europee fin dall’inizio della vicenda, lo scorso 23 aprile, quando la Francia informò la Commissione europea, tramite il sistema di allerta rapido Ue per i prodotti alimentari, della presenza di olio contaminato proveniente dall’Ucraina. E ha aggiunto: «Sono state prese tutte le misure necessarie».
È prevista per oggi, dunque, la decisione della Commissione europea sulle condizioni per garantire la salubrità dell’olio di girasole importato dall’Ucraina. Lo hanno indicato alcune fonti comunitarie precisando che, dopo intensi contatti tra Bruxelles e Kiev, «la Commissione europea si sta indirizzando verso l’adozione di misure che non prevedono l’embargo del prodotto ma una certificazione severa su tutto l’olio di girasole importato dall’Ucraina per garantire la sicurezza alimentare dei consumatori». Si alza, dunque, la guardia sull’olio di girasole adulterato proveniente dall’Ucraina. Bruxelles, a meno di clamorisi colpi di scena, dovrebbe vietare le importazioni di questo prodotto, contaminato da oli minerali. Allarmata la Coldiretti che chiede di «attivare tutte le procedure per provvedere tempestivamente all’immediato ritiro dal mercato del prodotto straniero, anche con le adeguate informazioni sulle ditte coinvolte». «L’Italia – fa notare l’organizzazione agricola – ha visto aumentare di quasi sette volte le importazioni di olio di girasole dal Paese dell’ex blocco sovietico per un quantitativo record di 23,3 milioni di chili in soli due mesi, quest’anno». «Poiché l’Italia – prosegue la Coldiretti – ha importato nel 2008 quasi l’80% dell’olio di girasole proprio dall’Ucraina per un totale attorno a due chili a persona nello scorso anno, è necessario chiarire quali misure sono state adottate per evitare il consumo del prodotto contaminato». Ad accogliere positivamente l’attenzione posta da Bruxelles alla questione relativa all’import di olio ucraino, è la Confederazione italiana degli agricoltori. «Giudichiamo – sotolinea la Cia – molto positivamente l’attenzione della Ue al problema e l’intenzione di vietarne le importazioni. Ciò – conclude l’organizzazione – anche al fine di garantire misure di sicurezza per i consumatori». Dello stesso avviso la Confagricoltura. «La presenza di oli minerali nell’olio di girasole – sottolinea la Confederazione guidata da Federico Vecchioni – giustifica qualsiasi misura di precauzione che l’Ue voglia adottare». Proprio ieri la Grecia aveva deciso il ritiro dal mercato di tutto l’olio di girasole importato nel 2008, dopo il rapporto dei laboratori statali di chimica sull’olio adulterato proveniente dall’Ucraina. Oggi le autorità elleniche hanno deciso di ritirare tutto l’olio di girasole presente sul mercato greco senza eccezioni e senza tener conto della data d’importazione o dell’origine. Le stesse autorità hanno deciso anche il ritiro dal commercio, per controlli, non solo dell’olio di girasole ma anche dei prodotti che contengano tale sostanza in quantità superiore al 10%. Il ritiro riguarda, fra l’altro, maionese, margarina, conserve, patate fritte. Il provvedimento tocca solo marginalmente le esportazioni italiane di olio di girasole verso la Grecia. «L’interscambio fra i due Paesi, infatti, è molto ridotto l’export italiano in Grecia – secondo dati Assitol – é di appena 59 tonnellate, chiaramente legato all’iniziativa di qualche singolo marchio». |
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| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||