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SERVIZIO TRATTO DAL NUMERO 11-12 DEL MENSILE TERRÀ  

Olivicoltura, in Sicilia trionfa la qualità

 

L'obiettivo adesso è che le imprese arrivino con più forza sui mercati

 
     

di Annalisa Ricciardi

   
   

PALERMO (9 gennaio 2009) - La filiera olivicola rappresenta un fiore all’occhiello dell’economia siciliana. Basti pensare alle Dop (otto per l’olio extravergine e una per le olive da mensa) e alle strategie di marketing che l’amministrazione regionale e le imprese hanno avviato negli ultimi anni, ricalcando quelle utilizzate per il vino. Solo per fare un esempio, come riportato sul numero 11-12 di Terrà in distribuzione, la ricerca sugli oli monovarietali di cultivar autoctone. Ma oggi la qualità non basta più. Lo scenario è fatto di competitor internazionali, Spagna in testa, che immettono nel mercato masse critiche di prodotto, determinando il crollo dei prezzi, che quest’anno per l’olio extravergine

Olivicoltura
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di oliva si sono attestati intorno ai 2,5-3 euro. Proprio il Paese iberico tra l’altro ha appena acquistato due dei marchi italiani più noti di extravergine, attraverso cui sta veicolando le sue produzioni. Alla luce di queste evoluzioni del mercato risulta indispensabile puntare sull’organizzazione della filiera. «È necessario rendere più competitive sia le piccole aziende che producono eccellenza sia le realtà associative che, pur mantenendo elevati standard qualitativi, producono quantità sufficienti a raggiungere la grande distribuzione organizzata trovando nello scaffale una concorrenza dura da battere», spiega l’assessore regionale all’Agricoltura, Giovanni La Via. Ed è proprio verso l’aumento della competitività delle imprese che si orientano gli studi e le sperimentazioni portati avanti dall’amministrazione regionale. Dall’introduzione della raccolta meccanizzata delle olive da olio negli uliveti specializzati al fine di abbattere i costi di produzione, alle prove di lavorazione di olive iposodiche che permettono di dare al prodotto siciliano un valore aggiunto legato al minore apporto di sali di sodio nell’organismo. Ma un gran lavoro deve essere svolto anche dalle imprese, che devono far proprie le innovazioni e proiettarsi verso il mercato sempre più unite. Secondo Paolo Inglese, docente di Arboricoltura presso l’ateneo palermitano, «è certamente auspicabile una riduzione della frammentazione del tessuto produttivo, anche se l’obiettivo della Sicilia non dovrà essere quello di competere in termini di quantità». «Le produzioni d’eccellenza che provengono dai nostri uliveti – precisa Inglese – possono attestarsi in una gamma di qualità superiore rispetto ai competitor, esplorando mercati più lontani come la Cina e i Paesi arabi». E ciò vale sia per le olive da mensa, di cui l’Isola detiene il primato a livello nazionale in termini di produzione, sia per l’olio extravergine di oliva, di cui è la terza regione per superficie e per produzione dopo la Puglia e la Calabria. Ma l’olivicoltura in Sicilia non è solo olio e olive da mensa. L’ulivo nell’Isola caratterizza il territorio e lo rende un’area di rilevanza paesaggistica e di tutela ambientale. E questo lo hanno capito anche i produttori che lo coltivano sempre più in chiave multifunzionale.

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