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Etichetta olio, ora l’origine è obbligatoria

 

Bruxelles approva il regolamento. I produttori: «Tutelato il made in Italy»

 
   

ROMA (3 febbraio 2009) - In Europa non sarà più possibile spacciare come made in Italy l’extravergine ottenuto da miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine senza alcuna informazione per i consumatori. Il Comitato di gestione olio di oliva della Commissione europea ha approvato, infatti, la modifica al regolamento 1019/02 riguardante l’etichettatura dell’olio di oliva. Con il via libera si può completare l’iter di approvazione del regolamento comunitario che entra in vigore il primo luglio mentre nel frattempo resta vigente a livello nazionale il decreto ministeriale pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 18 ottobre 2007 che ha imposto in Italia l’obbligo di etichettatura dell’olio extra vergine di oliva. La norma

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per l’indicazione di origine in etichetta consente di verificare oltre al marchio la reale origine delle olive impiegate. D’ora in poi le nuove etichette dovranno indicare obbligatoriamente l’origine in una delle seguenti quattro soluzioni: Origine Stato membro o Origine Ue (quando sia le olive che la trasformazione delle stesse risultano provenienti da un unico Stato membro); Miscela di oli comunitari (quando si tratta di olio ottenuto dalla miscela di oli provenienti da Paesi dell’Ue); Miscela di oli non comunitari (nel caso di un olio ottenuto dalla miscela di oli provenienti da Paesi extracomunitari); Miscela di oli comunitari e extracomunitari (nel caso di un olio ottenuto dalla miscela di oli provenienti da Paesi comunitari e extracomunitari).

Zaia «Da oggi abbiamo a disposizione uno strumento prezioso per difendere i nostri produttori di olio e per tutelare il made in Italy. Ringrazio personalmente il commissario europeo, Mariann Fischer Boel, per la sensibilità dimostrata nei confronti dei produttori e per l’attenzione riservata ai diritti dei consumatori, che potranno finalmente conoscere l’origine dell'olio che acquistano. Il provvedimento è anche lo strumento di cui avevamo bisogno per combattere al meglio le contraffazioni e le truffe: nessuno potrà più spacciare impunemente per italiano l'olio proveniente da altri Paesi».

Coldiretti «Si tratta di una storica svolta per l’Unione europea che interpreta il bisogno di sicurezza e trasparenza dei cittadini ed evidenzia una sostanziale identità con il programma pubblicato sul sito della casa bianca dal presidente eletto Barack Obama che ha dichiarato l’intenzione di introdurre l’etichettatura d’origine per gli alimenti in commercio, cosicché i produttori americani possano distinguere i propri prodotti da quelli importati. L’estensione dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle olive impiegate nell’extravergine in tutti i Paesi europei è una risposta coerente alla necessità di garantire la trasparenza alle scelte di acquisto dei consumatori comunitari e di combattere le truffe. Una necessità per un Paese come l’Italia che nel 2008 ha importato circa 500 milioni di chili di olio di oliva che in assenza di etichettatura si “confondono” con la produzione nazionale che è stata pari a poco più di 600 milioni di chili, in aumento del 10% rispetto allo scorso anno e di alta qualità. Una situazione che ha avuto un forte impatto negativo sui prezzi pagati agli agricoltori che sono crollati del 30% al di sotto dei costi di produzione mettendo a rischio il futuro del settore. L’aumento produttivo diffuso su tutto il territorio nazionale, risulta particolarmente evidente nelle regioni centrali che l’anno scorso avevano invece subito le maggiori perdite, a causa del clima sfavorevole».

Unaprol «La decisione della Commissione europea manda in pensione i prestigiatori e chiude il parco giochi della contraffazione a danno del prodotto simbolo del made in Italy nel mondo. Con il nuovo regolamento dell’Unione europea sull’etichettatura obbligatoria le regole del gioco cambiano in meglio. Il terreno della competizione sarà l’origine certa e non più una zona grigia dai contorni indefiniti che ha provocato tanti dubbi tra i consumatori. Intorno a questa identità riconosciuta e rintracciabile, abbiamo già elaborato il progetto per l’alta qualità che è parte di un impegno più deciso, finalizzato alla costituzione del grande progetto di filiera dell’olio extra vergine di oliva italiano che sarà presentato a Verona, in occasione del prossimo Sol. Bandito finalmente l’anonimato dell’olio extravergine di oliva, la nuova norma Ue sull’indicazione di  origine obbligatoria prevede che l’olio debba indicare esattamente l’origine del prodotto confezionato».

Assitol «Grazie al regolamento Ue sull’obbligo di etichettatura dell’olio extravergine d’oliva si dettano regole chiare all’industria, aumentando le informazioni al consumatore. In pratica, dall’1 luglio per tutti gli oli extravergini sulla confezione sarà obbligatorio riportare l’identità comunitaria oppure la provenienza extra Ue dell’olio. Al tempo stesso, sarà consentito utilizzare la dicitura “Product of Italy”, a patto però che il prodotto sia al 100% italiano. Il testo voluto dall’Unione Europea fa finalmente chiarezza sulla materia e rappresenta un ulteriore elemento di trasparenza per chi, da anni, lavora secondo le regole, proponendo un prodotto di qualità. Se ben applicato, il nuovo regolamento sull’indicazione d’origine non dovrebbe costituire un ulteriore aggravio burocratico a carico delle imprese, paventato in fase di discussione del provvedimento. L’auspicio delle imprese è che le istituzioni ora creino le condizioni per un’agevole applicazione del regolamento in Italia, facilitando il più possibile l’attività degli operatori».

Cia «Una vittoria per il nostro Paese. Un provvedimento che l’Italia ha introdotto fin dall’ottobre del 2007 e che è stato oggetto di una dura contrapposizione con la Commissione europea. Ora, con questa decisione, l’iter del nuovo regolamento comunitario si fa più veloce ed è probabile che possa entrare definitivamente in vigore dall’inizio della prossima estate. In questo modo, l’olio d’oliva made in Italy è più difeso dalle falsificazioni, dall’assalto degli “agropirati” e dalle sofisticazioni E così anche il lavoro dei nostri produttori, che puntano da anni alla qualità, è pienamente valorizzato. Si tratta di un provvedimento importante, attraverso il quale si impedisce di ingannare i consumatori vendendo come italiano un olio ricavato, invece, da miscugli diversi e soprattutto da olive provenienti da altri Paesi, come Grecia, Tunisia e Spagna. Un fenomeno, questo, molto diffuso e che ogni anno provoca al nostro settore olivicolo un danno superiore ai 500 milioni di euro».

 

 

 

 
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