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Il gotha dell’ulivo fa rotta su Sciacca

   

Dal 22 al 29 settembre MedOlivo Sicilia 2007

   
     

PALERMO (7 settembre 2007) - Il gotha dell’olivicoltura si incontrerà a Sciacca per fare il punto sul comparto e rilanciarlo a livello internazionale. L’appuntamento è già fissato: da sabato 22 a sabato 29. Una settimana che vedrà convergere nella cittadina dell’Agrigentino i principali attori del settore in diversi campi: dalla produzione alla ricerca medico-scientifica. Si presenta così “MedOlivo Sicilia 2007”, la rassegna organizzata dall’Istituto regionale dell’olivo e dell’olio e dall’assessorato regionale all’Agricoltura nell’ambito del calendario delle manifestazioni estive promosse dal Comune di Sciacca. Quello olivicolo è sicuramente un comparto produttivo di grande interesse per l’economia regionale. Basti pensare che la Sicilia si colloca al terzo posto in Italia, dopo Puglia e Calabria, per quanto riguarda la produzione di olive da olio, e al primo per quelle da mensa: da qui l’attenzione dell’amministrazione e della politica per far fronte ad alcune criticità del settore. Nel corso dei numerosi seminari inseriti in programma si parlerà pure delle tematiche legate alla prevenzione e alla salute, alla valorizzazione commerciale del prodotto, allo smaltimento dei reflui di lavorazione, con un

MedOlivo 2007
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
confronto diretto tra l’esperienza siciliana e quella di altre regioni italiane ed europee (è questo il caso ad esempio della giornata dedicata all’olivicoltura da olio, che vedrà la partecipazione di docenti dell’università di Cordoba che evidenzieranno quale sia stata l’esperienza spagnola nel campo della potatura e della raccolta meccanizzata). Particolare attenzione è rivolta alla giornata di mercoledì 26 in cui è prevista la visita guidata al campo degli uliveti sperimentali e dimostrativi intitolata "L'olivicoltura innovativa da olio e da tavola". La scelta della location da parte degli organizzatori non è stata di certo casuale, vista la vicinanza di due importanti realtà del settore: Sciacca ricade infatti nel territorio della Dop Val di Mazara, che con una produzione di oltre 350 mila chilogrammi di olio certificati nel 2006, circa 10 mila olivicoltori e un export che supera il 70% della produzione, rappresenta una delle realtà di spicco del comparto in Sicilia. Si trova inoltre a pochi chilometri dalla provincia di Trapani, principale polo produttivo dell’Isola per quanto riguarda le olive da mensa.

Scarica il programma della manifestazione
 
   
L'INTERVISTA  

E l’olio made in Sicily va in giro per il mondo

   

Parla Maurizio Agnese, dirigente generale dell’Iroo

   
     

Difendere e promuovere l’attività olivicola e tutto ciò che gravita attorno nelle diverse fasi della filiera, “dall’albero alla bottiglia”. Ecco il motto dell’Iroo, l’Istituto dell’olivo e dell’olio, istituito lo scorso marzo e diretto da Maurizio Agnese. Ed è con lui che abbiamo fatto il punto sul comparto e sull’attività dell’Istituto.
A fine mese l’appuntamento è con MedOlivo Sicilia 2007, che riunirà a Sciacca il meglio della produzione e della ricerca. Come si sta preparando l’Iroo?
Per noi si tratterà di una vetrina d’eccellenza, la prima vera presentazione dell’Istituto in Sicilia. L’obiettivo sarà quello di fare il punto sulla produzione e mettere in moto una macchina capace di risolvere i problemi che emergeranno nel corso del dibattito.

Maurizio Agnese  
Come mai a Sciacca?
Perché Sciacca è il polo olivicolo più produttivo della Sicilia.
Quali sono i numeri del comparto?
L’olivicoltura siciliana è la terza in Italia per estensione, dopo la Puglia e la Calabria, con 150 mila ettari coltivati, una produzione di 50 mila tonnellate, sei Dop (Monti Iblei, Valle Belice, Valdemone, Val di Mazara, Valli Trapanesi, Monte Etna) e circa 200 mila aziende. Di queste il 51% ha una superficie inferiore all’ettaro e l’85% con meno di 5 ettari.
Il problema maggiore dell’olivicoltura isolana è dunque rappresentato dall’estrema frammentazione delle aziende?
Esattamente. Con le produzioni che riescono a garantire singolarmente le nostre aziende è veramente difficile trovare un mercato, soprattutto nella grande distribuzione. L’unica alternativa è quindi rappresentata da un pubblico di nicchia.
Come pensa sia possibile superare questa situazione?
Per quanto ci riguarda, ci stiamo muovendo soprattutto con la promozione del made in Sicily nel mondo, attraverso le fiere di settore. Un’attività che le aziende non riuscirebbero a fare singolarmente. Intanto per il 2007 l’Iroo ha individuato due mercati: quello americano e quello cinese. Proprio in questi giorni firmeremo una convenzione con la Xtentia di Pechino, alla quale abbiamo commissionato uno studio di settore per individuare il potenziale cliente dell’olio siciliano in Cina.
Nello specifico, che cosa prevede la relazione programmatica 2007?
L’assessorato ci ha assegnato tre milioni di euro. Di questa somma abbiamo destinato un milione all’attività promozionale. Così ad esempio abbiamo partecipato al Sol di Verona a fine marzo e al Summer fancy food di New York. Proprio in quest’occasione abbiamo organizzato una serie di eventi collaterali. Risultato? Il presidente dei ristoratori italiani negli Usa verrà il prossimo anno in Sicilia proprio per conoscere la realtà olivicola isolana. Accanto all’attività di promozione abbiamo previsto anche una attività di ricerca che prevede per il 2007 uno stanziamento di 200 mila euro e stiamo portando avanti quattro progetti: due con l’Università di Palermo, uno con l’Ateneo di Perugia e uno con Catania.
Quante persone lavorano alla promozione?
Ha toccato il nostro punto debole. Mi ritrovo con appena cinque persone. Troppo poche per la mole di lavoro che abbiamo.
 
   
   
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