Luchetti, presidente dell’Istituto – è bene capire chi sono i potenziali consumatori». Lo studio del mercato cinese ha anche l’obiettivo di conoscere gli aspetti legislativi e fiscali fondamentali per avviare trattative commerciali. Secondo i dati provenienti dagli organi statistici governativi cinesi le importazioni di olio d’oliva sono passate da 4 mila tonnellate nel 2001 a 7.500 tonnellate nel 2006 e si prevede un aumento fino a 10 mila tonnellate entro il 2011. Le città sulle quali si punta sono Pechino, Shangai, Canton e Hong Kong, che da sole fanno tanti abitanti quanto l’Italia. Perché i cinesi e gli stranieri in generale, dovrebbero preferire l’olio rispetto alle altre e più diffuse materie grasse, introducendolo di fatto come elemento innovativo nella loro dieta? La risposta è nel binomio nutrizione-salute. «Si deve puntare sulla valorizzazione della qualità per raggiungere i nuovi consumatori che definiamo “health conscious”, cioè disposti a pagare la qualità», commenta Luchetti. Che aggiunge: «In questo senso gli Stati Uniti rappresentano un paese di riferimento». E per fare in modo che tutto proceda nella giusta direzione, l’Iroo sta portando avanti una serie di attività. A cominciare dalla ricerca scientifica, elemento essenziale per aggiungere valore qualitativo alle produzioni siciliane. Particolare importanza riveste ad esempio la scoperta di una molecola dell’olio di oliva definita “oleocantale”, preziosa per le sue proprietà antinfiammatorie e perché sembra essere particolarmente presente proprio negli oli extravergini siciliani. |
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