alla produzione regionale, sfruttando l’immagine positiva di territori e di stili ineguagliabili, a vantaggio di alimenti che nulla hanno a che fare con il tessuto produttivo agricolo nostrano. «Naturalmente – conclude Lopa – i produttori di tutti gli oli etichettati, d’ora in poi, dovranno rispettare le condizioni fissate dal decreto, ovvero l’indicazione del luogo di produzione delle olive». Secondo l’esponente del Mipaaf, la nuova norma rappresenta un’opportunità di rilancio per l’agricoltura della Campania, ultimamente in crisi a causa dell’emergenza rifiuti.Intanto, secondo la Coldiretti Umbria la giornata di oggi, rappresenta l’inizio di «un provvedimento storico per consumatori e produttori di olio». «L’obiettivo – si legge in una nota dell’organizzazione agricola – è quello di garantire la provenienza nazionale dell’extravergine in commercio».
L’iniziativa: l’etichetta "made in Marche" Con l’entrata in vigore del decreto “salva olio” si rilancia il prodotto marchigiano. Infatti, i produttori della regione, approfittando delle opportunità offerte dalla nuova normativa, hanno deciso di lanciare una loro etichetta che indichi se un olio è fatto con olive made in Marche. A comunicarlo è la Coldiretti Marche che ha fortemente sostenuto l’iniziativa. «Se l’extravergine in vendita nei prossimi giorni non riporterà queste indicazioni – precisa in una nota l’organizzazione agricola regionale – significa che si tratta di olio straniero o ottenuto da
miscugli di olive con origine anche diversa da quella nazionale. L’assenza di indicazioni sull’origine delle olive può invece significare due cose, o il mancato rispetto della legge o il fatto che si tratta di olio imbottigliato prima del 17 gennaio per il quale il decreto concede la possibilità di 18 mesi di tempo per la commercializzazione».