ai normali calendari, di almeno quindici giorni la raccolta e la trasformazione delle olive, mentre si prospettano deludenti le rese in olio, pregiudicate sempre dal clima siccitoso che ha ostacolato la formazione della materia grassa nelle drupe. Analizzando le varie zone di produzione, si riscontra che le più penalizzate risultano quelle del Centro Italia, con una possibile flessione tra il 35 e il 40% nei confronti del 2006. Diminuzioni si hanno anche nel Mezzogiorno, mentre nelle regioni del Nord, ad eccezione della Liguria, la tendenza generale è alla crescita. Per quanto concerne le singole regioni, la Cia registra cali record nelle Marche (una perdita stimata attorno al 45%), in Abruzzo, Lazio e Toscana (riduzioni tra il 35 e il 40%). Flessioni notevoli anche in Calabria (-30%), in Basilicata (riduzioni tra il 20 e il 25%), in Sardegna (-27%), in Sicilia (-14%). Meno accentuata la diminuzione in Puglia (-3%), mentre in Campania, dopo il pessimo raccolto del 2006, c’è stata una crescita del 13%. Nelle regioni del Nord si dovrebbero avere incrementi nel Veneto e in Lombardia. In Liguria, invece, la siccità ha provocato una contrazione della produzione del 13%. «In Italia – si legge in una nota della Cia – il consumo pro-capite di olio è di 14 kg. In testa alle preferenza dei consumatori resta l’extravergine, che negli ultimi dodici mesi ha messo a segno un incremento nelle vendite pari all’ 1,4%». Per quanto concerne i prezzi al dettaglio, essi sono rimasti pressoché stabili nei confronti dello scorso anno. L’Italia resta il secondo produttore europeo di olio di oliva, subito dopo la Spagna. Sono 38 le denominazioni d’origine (Dop e Igp) che hanno avuto il riconoscimento dall’Ue. «In quest’ottica, è importante – conclude la Cia – il recente decreto sull’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle olive utilizzate per la trasformazione. Ciò garantirà il “made in Italy” da tutte quelle falsificazioni che hanno, in passato, ingannato i consumatori».