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L’extravergine di Sicilia seduce gli stranieri

 

Dal Giappone all'Australia l’olio ragusano fa il giro del mondo

 
     
di Massimo Leotta    
   

PALERMO (11 gennaio 2008) - La circostanza che ha destato maggiore scalpore è stata la classifica che ha chiuso la tredicesima edizione del premio nazionale per l’olio extravergine di oliva svoltosi a Montiferru, in Sardegna. In competizione etichette provenienti da tutto il Paese. Nel medagliere più importante, ossia quello degli oli Dop, gli oli della provincia di Ragusa. Al primo posto si è classificata un’azienda di Buccheri, al secondo e al terzo posto due aziende di Chiaramonte Gulfi. Tanto basta per fare di quest’area della Sicilia la patria dell’olio extravergine d’oliva. Un’arte che, come riportato nell'ultimo numero di Terrà, affonda le proprie radici nella storia del territorio e degli abitanti. Perché da qui

Olivi
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La parola ai bambini
 
Il medagliere
 
 
 
 

arrivano le olive che finiscono nei frantoi e per parecchie etichette le procedure variano a seconda della qualità finale che si vuole ottenere. Molti frantoi hanno due linee di produzione, una per la quantità e l’altra la qualità. Eppure, come spesso accade, i prodotti di alta qualità finiscono lontani dalle tavole nostrane. Al punto che  non è strano ritrovare l’olio ragusano per condire una “Okonomiyaki” (la pizza con gli occhi a mandorla) a Osaka, in Giappone, oppure come sostituto dell’olio di canola (che si ottiene spremendo una barbabietola canadese) a Sidney, in Australia, o per insaporire il “dalh” (riso e lenticchie) a Singapore. Se però l’obiettivo è quello di condire una bruschetta a Catania, o una fetta di pesce spada a Ortigia, niente da fare. Un’azienda di Buccheri produce un olio che si chiama Tereo. In Italia non se ne trova neanche una goccia. Il 95% della produzione finisce nel mercato estero, il restante 5% viene presentato in manifestazioni e concorsi di Slow food. Questo perché, secondo molti produttori, il mercato siciliano non è pronto per un prodotto di nicchia: meglio mandare le bottiglie prodotte in Australia che proporle a Siracusa. Una questione di soddisfazione ma anche di mercato. Una bottiglia di olio viaggia fino a Singapore al costo di 12 centesimi di euro. Trasportarlo dai monti Iblei a Trapani costerebbe di più.

 

 

 
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