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Olio, il made in Italy soffre la concorrenza della Spagna |
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È il risultato dell'indagine di Unaprol-Consorzio olivicolo italiano |
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ROMA (29 maggio 2008) - Il bilancio dell'annata 2006/2007 del mercato olivicolo italiano non è stata certo esaltante, tra frodi fiscali ai danni dell'Unione europea, inchieste su sofisticazioni e acuirsi della concorrenza del mercato spagnolo. Le cause del saldo negativo di 214 milioni di euro tra import ed export (pari a 211 mila tonnellate di prodotto), poi, sono ancora tutte da decifrare. Potrebbe trattarsi di un evento congiunturale per la pessima annata di produzione dello scorso anno, oppure essere l'inizio di un trend che vede il prezioso extravergine made in Italy ridursi sempre di più. «Ogni chilo di olio extra vergine di oliva – sottolinea Massimo Gargano, presidente di Unaprol-Consorzio olivicolo |
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| italiano – importato in Italia e riesportato dall'Italia ha guadagnato sui mercati di esportazione 1,2 euro a chilo nella scorsa campagna. Per questo motivo la filiera italiana dell'olio di oliva ha bisogno di ritrovarsi su un progetto forte di rilancio del settore e di affermazione del made in Italy proprio nell'anno di entrata in vigore del decreto sull'indicazione dell'origine obbligatoria in etichetta». L'obiettivo principale è recuperare terreno sui mercati internazionali dove a fronte di un valore delle importazioni superiore al miliardo di euro si sono realizzate esportazioni per 800 milioni. Occorre dunque, secondo Unaprol rinsaldare i rapporti con i principali mercati di sbocco, dove gli Stati Uniti hanno assorbito il 37% delle nostre esportazioni, seguiti dalla Germania (11%), Francia (6%), Regno Unito (5%) e Giappone (4%). Le importazioni di olio di oliva, invece, sono pervenute dalla Spagna per oltre il 50%, Tunisia per il 22%, Grecia per il 18% e Siria per 2,3%. Il 70% delle importazioni ha interessato le tipologie extravergine e vergine, segnando un incremento rispetto alla precedente campagna del 28%, fino a sfiorare le 400 mila tonnellate. E proprio sulla Spagna ha puntato il dito il direttore di Unaprol, Ranieri Filo della Torre, per spiegare il saldo negativo della bilancia commerciale dell'olio d'oliva made in Italy: «L'aumento di prodotto importato a basso costo dalla penisola Iberica - ha sottolineato – ha spinto i prezzi verso il basso. Risultato: poco made in Italy e prezzi insoddisfacenti». |
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| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||