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| Pisa, già ordinario di Agronomia agraria presso l’università di Palermo, è stato condotto dal dipartimento di Agronomia dell’ateneo palermitano, dall’Istituto sperimentale Olivicoltura di Palermo e dalla Soat di Castelvetrano. Partner, l’Airone srl di Castelvetrano. Obiettivo: rilanciare l’oliva da mensa, elemento essenziale della dieta mediterranea, strettamente legato al territorio e alla sua storia. Nel tempo si è andata affinando la tecnica di coltivazione e di conservazione delle olive da mensa, che nella loro tipicità vanno incontro alle esigenze di un consumatore dal palato sempre più fine e recettivo alle nuove esperienze sensoriali. Nonostante ciò, a causa degli effetti negativi che possono causare sulla salute umana, come l’ipertensione e la ritenzione idrica, la classe medica ne ha sempre consigliato un uso parsimonioso». Da qui l’esigenza di trovare un sistema per ridurre il contenuto di sodio nella polpa. L’introduzione di elevati quantitativi di sodio nel nostro organismo è la principale causa di un’alterazione nei meccanismi di equilibrio idrosalino, con conseguente alterazione della pressione sanguigna, dell’equilibrio corporeo acido-basico, della contrazione muscolare e della trasmissione nervosa. L’importanza della ricerca sta nella riduzione del sodio ma anche nell’aumento del contenuto di calcio all’interno della polpa. Infatti, se è vero che elevati apporti di sodio aumentano il rischio di alcune malattie del cuore, dei vasi sanguigni e dei reni, è altrettanto vero che una delle carenze più comuni e più dannose nell’alimentazione odierna è quella del calcio. E oggi, grazie a questo studio, le olive ne possono rappresentare un valido integratore. Antonino Cappello
Assessorato regionale Risorse Agricole e Alimentari . |
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