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Olio, la filiera diventa adulta a difesa del made in Italy

 

Dal contadino al consumatore tutti uniti per garantire l’origine nazionale del prodotto

 
   

PALERMO (29 agosto 2008) - La filiera italiana dell’olio si ricompatta per difendere il proprio patrimonio olivicolo considerato unico al mondo per varietà: 350 tipi diversi di olive, 37 oli extra-vergine Dop e uno Igp, 1,2 milioni di ettari coltivati con una produzione che varia dai 500 ai 600 mila tonnellate l’anno (di cui circa il 70% extra vergine). A fine ottobre, alla vigilia della campagna olearia, l’Unaprol-Consorzio olivicolo italiano presenterà un progetto che coinvolgerà l’intera filiera e i consumatori. «Il progetto – spiega il presidente Massimo Gargano – garantirà l’origine italiana delle olive, la tracciabilità del prodotto made in Italy lungo tutta la filiera con l’obiettivo di dare valore all’origine certa, con un marchio

Olio
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ad hoc».

I protagonisti Saranno coinvolti produttori, frantoiani, cooperative olivicole (in particolare quelle del Sud, tenuto conto che solo il Sud, Puglia e Calabria in testa, produce quasi il 90% dell’olio italiano), gli industriali, i commercianti, la grande distribuzione e anche i consumatori. Il progetto ha una base legislativa. Si tratta del decreto che a inizio anno introdusse in Italia l’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle olive utilizzate per evitare che si vendano per made in Italy miscele di oli provenienti da vari Paesi. Quelle norme vennero in un primo momento avversate dalla Commissione Europea che nel febbraio scorso aprì contro l’Italia una procedura d’infrazione. L’allora ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro, sostenne il punto di vista italiano con Bruxelles e adesso la battaglia sta per essere vinta dal suo successore Luca Zaia che del commissario europeo all’Agricoltura, Mariann Fischer Boël, ha ottenuto a giugno l’impegno di presentare una proposta legislativa che introduca in tutta Europa proprio l’etichetta d’origine dell’olio d’oliva voluta dall’Italia. Tanto dinamismo da parte di Unaprol arriva dalla consapevolezza che la produzione olearia italiana ha un altissimo valore. L’Italia, si è già detto, produce in media 500-600 mila tonnellate di olio l’anno, ne consuma 850 mila e ne esporta in media 400 mila.

L’estero incalza L’olio “veramente italiano” dall’oliva alla bottiglia è una parte piccola molto apprezzata fra i consumatori di tutto il mondo. Lo sanno bene gli spagnoli della Sos Cuetara che dal 2004 fanno shopping dei grandi marchi italiani: Sasso, Carapelli e da ultimo Bertolli e Dante, e in questi anni hanno investito più di un miliardo di euro guadagnandosi il 50% del mercato italiano dell’olio (30% del mercato dell’extra-vergine) con grande preoccupazione dei produttori nostrani. Ma a impensierire il mondo dell’olio italiano c’è anche la prossima eliminazione (fra meno di 16 mesi) delle barriere doganali per i prodotti provenienti dai Paesi del Mediterraneo, che a dazio zero potranno esportare in Europa 600 mila tonnellate di olio l’anno. «È giunta l’ora di porre fine alla sindrome della bella sirenetta in mostra – afferma Gargano – e fare di tutto per non farci scippare un patrimonio costruito da secoli di storia».
 

 

 
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