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Ricerca, il cavolfiore violetto sotto la lente
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Il Dofata di Catania scopre le proprietà salutistiche della cultivar
   
ROMA (4 dicembre 2009) - «Rappresenta una delle principali colture ortive del bacino del Mediterraneo e nel nostro Paese sono diffuse delle cultivar locali di grande valore nutrizionale e salutistico che rischiano di scomparire perché minacciate dalla diffusione massiccia degli ibridi F1 a corimbo bianco». Lo afferma Ferdinando Branca, coordinatore scientifico del gruppo di lavoro sul cavolfiore violetto e cavolo broccolo del Dipartimento di Ortofloroarboricoltura e Tecnologie agroalimentari dell'Università di Catania (Dofata). Gli studi condotti dal gruppo di ricercatori catanesi nell'ambito del progetto Prom, finanziato dal Mipaaf con la
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partecipazione dell'assessorato regionale all'Agricoltura e del Cra di Milano e di Foggia, mirano a rilanciare le cultivar siciliane di cavolfiore violetto, per ottenere produzioni tipiche di alta qualità. Attualmente la zona maggiormente vocata alla coltivazione del cavolfiore violetto è quella del Catanese, dove un centinaio di piccole aziende, secondo le stime dell'assessorato all'Agricoltura, coltivano circa 200 ettari di terreni; altri 50 ettari vengono coltivati nella zona di Lentini e nel Nisseno. «Il Violetto di Sicilia - spiega Ferdinando Branca - sembra poter svolgere un'importante azione di prevenzione nei confronti di alcune malattie degenerative, quali i tumori al colon e alla prostata. Dalle analisi effettuate sui corimbi di diversa colorazione - continua il coordinatore scientifico del gruppo di ricerca - abbiamo rilevato che il potere salutistico dei violetti è da attribuire alla presenza di carotenoidi e antociani oltre che alla glocorofanina; mentre in quelli bianchi è presente, anche se in basse concentrazioni, la sinigrina. Tali composti bioattivi assegnano a questi ortaggi il titolo di Functional Food». Con il fine di incentivare la presenza sul mercato per il consumo fresco, il Dofata ha avviato nell'ultimo decennio una linea di ricerca, finanziata nel tempo da diversi progetti, con la conservazione del germoplasma locale e la caratterizzazione dei tratti biomorfologici e nutraceutici per il miglioramento genetico della coltura. «Interessanti gli sbocchi anche per l'industria - dice Branca - sia per la preparazione di sott'aceti, sia di surgelati e prodotti di IV e V gamma. Il Cra di Milano a tal proposito ha messo a punto dei protocolli idonei per limitare le perdite dei composti antiossidanti nella fase di scottatura, per inibire l'attività enzimatica prima della surgelazione e per mantenere la colorazione violetta».
 
   
 
   
terrà Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte.
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