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In serbo le tante virtù del pomodoro a secco |
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L’ortiva che cresce in Sicilia senza apporti irrigui è una risorsa genetica unica |
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PALERMO (29 aprile 2009) - Vale proprio la pena puntare sul recupero del pomodoro “da serbo”. A dimostrarlo è un’interessante ricerca condotta dal Cnr-Isafom (Istituto per i sistemi agricoli e forestali) di Catania, realizzata grazie alla collaborazione dell’assessorato all’Risorse Agricole e Alimentari della Regione Siciliana. L’ente regionale conferma quindi il vivo interesse per questa ortiva, tipicamente coltivata in “seccagno”, cioè senza apporti irrigui, già protagonista di un progetto mirato al suo rilancio produttivo nell’areale di Valledolmo, in provincia di Palermo.La sperimentazione del Cnr, tuttora in corso, si basa su 33 ecotipi di pomodoro da serbo, reperiti grazie all’aiuto delle sezioni operative dell’Esa (Ente |
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sviluppo agricolo) e delle unità operative dell’assessorato che operano in questo settore. Il pomodoro da serbo comprende diversi tipi, che si differenziano principalmente per la morfologia del frutto (rotondeggiante, ovoidale, piriforme), con un peso variabile tra i 10 e i 25 grammi, e per il colore, che va dal rosso intenso al giallo arancio. Si tratta di un’ortiva diffusa principalmente nell’area del Mediterraneo, coltivata in Italia per lo più a livello familiare nelle regioni meridionali (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia) e in piccoli appezzamenti situati fino a 500 metri di altitudine sul livello del mare. I campioni studiati dall’Isafom provengono principalmente dalle isole Eolie (Salina, Filicudi), dai comprensori di Agrigento (territorio di Licata, Sciacca, Montallegro), Messina (Basicò, Milazzo, Mazzarrà S. Andrea, San Pier Niceto), Trapani (Custonaci), nonché dalla Puglia e dalla Campania. «Parallelamente alla caratterizzazione produttiva e qualitativa – afferma Cristina Patanè, ricercatrice del Cnr di Catania –, è in corso la determinazione del contenuto dei principali composti antiossidanti presenti negli ecotipi in collezione (elevato il contenuto di carotenoidi, vitamina C, ecc.) e dell’attività antiossidante degli stessi nelle bacche a maturazione completa e nel corso della conservazione. Si sta procedendo, inoltre, all’analisi del contenuto dei principali composti volatili a piena maturazione delle bacche e l’evoluzione degli stessi nel corso della conservazione del prodotto».Sulla base dei dati ottenuti tramite prove sperimentali sia in pianura sia in collina e in assenza di apporti idrici, «sono stati studiati – spiega Patanè – alcuni indici fisiologici con i quali risulta correlata la produttività della pianta. Gli elevati valori registrati per tali indici denotano la sua notevole capacità di mantenere elevati livelli di attività fotosintetica (e dunque di produttività) anche in condizioni di spinto deficit idrico del terreno». Questi ecotipi – continua la ricercatrice – «sono risultati inoltre caratterizzati da contenuti di residuo secco e residuo ottico (sino a 8,8% il primo e 8,5° Brix il secondo) superiori rispetto a quanto accertato in ibridi di pomodoro da industria coltivati nel medesimo ambiente (in media 6,5-7% per il residuo secco e 6-6,5° Brix per il residuo ottico)». «Per tale ragione – conclude Patanè – le bacche del pomodoro da serbo ben si prestano alla trasformazione industriale». Se in passato questa ortiva rappresentava l’unica fonte da cui si potesse attingere per il consumo di pomodoro nei periodi extrastagionali, grazie all’attitudine delle sue bacche a essere conservate, oggi occorre far i conti con una progressiva perdita della tradizione, custodita per lo più da anziani contadini. «Purtroppo – evidenziano gli stessi agricoltori –, le basse rese di questa pianta, riconducibili al fatto che non viene irrigata, e gli elevati costi di manodopera hanno determinato una graduale riduzione delle superfici coltivate. A ciò si aggiunge il difficile reperimento del seme, oggi disponibile solo presso pochi agricoltori che lo riproducono per l’autoconsumo». |
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| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||