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Ogm, l’Ue passa la mano agli Stati membri

I rispettivi Paesi detteranno le regole sulle contaminazioni tra colture

   

BRUXELLES (2 aprile 2009) - La Commissione europea ha pubblicato una nuova relazione sulla“coesistenza” fra le colture geneticamente modificate, convenzionali e biologiche nell’Ue, in cui si conferma l’approccio già deciso nel 2003, secondo cui non sono necessarie nuove misure di armonizzazione in questo campo a livello comunitario. Questo secondo rapporto prende in esame tutte le misure nazionali di coesistenza prese negli Stati membri, che oggi sono in tutto 15, quattro in più del 2006, quando fu pubblicata la prima versione dello stesso rapporto. Secondo la Commissione (ma in questo caso sarebbe più appropriato parlare dai servizi dell’Agricoltura dell’Esecutivo Ue), spetta agli Stati membri

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decidere le misure per evitare che gli Ogm contaminino le altre colture, stabilendo eventualmente le pratiche agronomiche (distanze minime di “sicurezza”, barriere anti polline, tempi di rotazione etc.) e i regimi di responsabilità civile considerati più appropriati a livello nazionale. Questa tesi è fortemente criticata dalle organizzazioni ambientaliste e dai gruppi anti-Ogm, che considerano invece necessario ricorrere a una legislazione europea forte per evitare la contaminazione e per costringere i suoi responsabili risarcire gli agricoltori convenzionali o biologici eventualmente danneggiati.

Il rapporto Il testo annuncia tuttavia prossima proposta legislativa della Commissione che dovrebbe fissare delle soglie di contaminazione da Ogm ammessa per le sementi convenzionali (ed eventualmente biologiche). In sostanza, i lotti di sementi convenzionali contaminati dalla presenza accidentale di sementi transgeniche al di sotto della soglia fissata non dovranno essere etichettati come Ogm. «Prima di avanzare le proposta – riferisce l’Esecutivo Ue – si sta svolgendo uno studio del suo impatto economico». Una proposta simile stava per essere varata nell’autunno 2004 ma fu bloccata all’ultimo momento. Da notare che il rapporto prende in considerazione le conclusioni sull’argomento del Consiglio dei ministri dell’Ambiente dell’Ue svoltosi il 5 dicembre scorso a Bruxelles, in cui si sottolineava la «necessita di stabilire a livello europeo» le soglie di contaminazione per le sementi convenzionali. Queste soglie, affermava il Consiglio, «devono essere fissate al livello più basso praticabile, proporzionato e funzionale per tutti gli operatori», e «devono garantire la libertà di scelta ai produttori e consumatori» dei tre tipi di agricoltura. L’Esecutivo comunitario ribadisce anche la sua contrarietà di principio allo stabilimento di zone o regioni “Gmo-free”, quando le entità territoriali si auto proclamano tali (sono “dichiarazioni” che possono avere solo carattere “politico” e non “interdizioni giuridicamente vincolanti” di piantare Ogm). A seguito delle conclusioni del Consiglio Ue dell’Ambiente del dicembre 2008, la Commissione sembra invece “aprire” alla possibilità che gli Stati membri possano designare delle regioni “Gmo-free” per ragioni socio-economiche (e non solo in prossimità di siti naturali protetti), a condizione che la loro creazione sia notificata a Bruxelles. Per ora, comunque, queste regioni «non sono ancora state precisate», si legge nel rapporto.

Cosa pensano gli italiani Quasi tre italiani su quattro che esprimono un’opinione (72%) ritengono che i cibi con organismi geneticamente modificati sono meno salutari di quelli tradizionali ed è pertanto necessario difendere la produzione made in Italy dai rischi di inquinamento, a partire dalle sementi. È il risultato emerso dall’indagine Swg-Coldiretti in risposta alla decisione della Commissione europea che, nei giorni scorsi, ha presentato il rapporto sulla coesistenza tra le colture geneticamente modificate e l’agricoltura tradizionale e biologica, nel quale si annuncia la prossima presentazione di un testo legislativo sui limiti da porre in etichetta circa la presenza di Ogm. «Nonostante la crisi economica la grande maggioranza dei cittadini non giudica la diffusione degli organismi geneticamente modificati una soluzione positiva e al contrario – sottolinea la Coldiretti – si rafforza l’opposizione da parte degli italiani (+5,2 %)». Le coltivazioni Ogm nel mondo non solo non hanno risolto il problema della fame, «ma hanno anche aggravato la dipendenza economica dall’estero di molti Paesi in via di Sviluppo», afferma la Coldiretti nel sottolineare che «l’Italia con i primati conquistati qualitativi e nella sicurezza alimentare nell’agroalimentare ha peraltro una ragione più per rispettare il principio della precauzione nei confronti dei consumatori che mostrano una forte opposizione agli Ogm».

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
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