agrituristiche, alla produzione di agroenergie, all’accoglienza di diversamente abili o studenti, al turismo congressuale, all’aromaterapia. Giovanni Belletti, docente presso l’Università di Firenze, nel 2002 definisce persino le caratteristiche dell’agricoltura multifunzionale. Secondo lo studioso è tale se assicura lo sviluppo del sistema socioeconomico delle aree rurali, garantendo una sufficiente vitalità e qualità della vita, con particolare riferimento alle aree più marginali e svantaggiate a rischio di erosione economica, sociale e culturale. Ciò, secondo Belletti, si può ottenere migliorando il reddito degli agricoltori, tutelando le strutture aziendali, fornendo servizi ricreativi, sanitari e riabilitativi e salvaguardando le tradizioni culturali. Multifunzionale è anche l’agricoltura che garantisce il raggiungimento della sicurezza alimentare dal punto di vista igienico-sanitario e soddisfa le esigenze di qualità e varietà delle produzioni realizzate, a fronte della crescente standardizzazione degli alimenti conseguente all’industrializzazione e globalizzazione dei processi produttivi e dei modelli di consumo. Basti pensare all’evoluzione nel comportamento del consumatore che passa dall’acquisto di prodotto in quanto tale a quello di un prodotto-servizio come, ad esempio, l’ortofrutta di quarta gamma, a cui Terrà ha dedicato nel numero precedente la “copertina”. Sempre nel 2002, Alessandro Pacciani, docente sempre all’università di Firenze, dà alla multifunzionalità un significato più ampio, considerandola uno strumento tattico e strategico «come principio che ispira l’azione degli operatori privati e pubblici per la transizione verso un nuovo modello di sviluppo agricolo e rurale improntato alla qualità, alla sostenibilità e, in termini più generali, al benessere della collettività».
Il nuovo agricoltore inizia così a dedicarsi alle attività connesse all’agricoltura in una sinergia che produce valore aggiunto da un punto di vista sia economico sia ambientale. Obiettivo è quello di combinare i fattori dello sviluppo o input (capitale umano, capitale sociale, capitale fisico, beni naturali, culturali, storici e paesaggistici) in modo da ottenere il massimo tornaconto (output) nella maniera più efficiente ed efficace. Nel 2003 Franz Fischler suggella il termine con la Mid term review della Politica agricola comune, e successivamente anche Mariann Fischer Boël da commissario europeo per l’Agricoltura ne ribadisce l’importanza. Tanto che nei nuovi piani di sviluppo rurale tutto l’asse 3 è destinato alla diversificazione dell’attività agricola. In Sicilia si tratta di quasi 215 milioni di euro, senza dimenticare tutte le misure degli altri assi, incluso il Leader, che possono esservi ricondotte.
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