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Così tornano le arance nell’aranciata |
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Oggi la Camera vota la riammissione dell’obbligo di frutta nei succhi |
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ROMA (22 aprile 2009) - Tornano le arance nell'aranciata. La legge comunitaria, con una norma introdotta al Senato, prevedeva la fine dell'obbligo di utilizzare il 15% di succo naturale nelle bevande, ma ora sarà quasi certamente modificata durante l'esame del testo alla Camera. Lo riferisce il relatore alla legge in commissione Agricoltura di Montecitorio, Isidoro Gottardo (Pdl). «L'orientamento prevalente – spiega Gottardo – è quello di confermare l'obbligo di utilizzare un minimo del 15% di succo naturale nelle bevande. Sono già stati presentati molti emendamenti in tal senso dai gruppi e domani daremo il parere alla legge comunitaria per la parte che spetta alla commissione Agricoltura in base a questo |
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orientamento condiviso». Anche la Sicilia sarà in prima linea per sensibilizzare i deputati a reintrodurre la soglia del 15% nei succhi di frutta. L'assessore regionale all'Agricoltura, Giovanni La Via e il presidente della Commissione "Affari sociali" della Camera, Giuseppe Palumbo, hanno infatti convocato tutti i 64 deputati eletti nell'Isola. Per l'occasione, grazie ai Consorzi di tutela dell'Arancia rossa Igp e dell'Arancia di Ribera Dop, nella bouvette di Montecitorio arriveranno 300 chilogrammi di agrumi che rappresentano il meglio della produzione di qualità dell'Isola. Arance che saranno spremute e distribuite, gratuitamente, a parlamentari e giornalisti. «Approvare una norma che consente di produrre bevande al sapore di arancia senza il succo rappresenta la vittoria delle lobby di Bruxelles alle quali non possiamo assentire - spiega l'assessore regionale all'Agricoltura, Giovanni La Via - per questo motivo facciamo un ulteriore appello al ministro per le Politiche agricole, alimentari e Forestali, Luca Zaia, e al Parlamento italiano affinché la norma venga bloccata. Anzi, chiediamo con forza che la percentuale minima del 12 per cento di succo vada non solo mantenuta, ma anzi incrementata fino al 20 per cento. Inoltre, invitiamo anche il governo nazionale a varare una norma che consenta di abbassare l'attuale aliquota Iva per i succhi naturali dal 20 al 4 per cento. In questo modo, riducendo il costo finale, si potrà favorire l'utilizzo di prodotti che fanno bene alla salute». Nel caso in cui anche alla Camera la norma dovesse essere approvata, il danno sarebbe rilevante perchè la produzione di circa 6 mila ettari non avrebbe nessuna destinazione possibile. A subire maggiormente le ripercussioni di questa nuova legge sarebbe l'industria di trasformazione degli agrumi, che è quella che utilizza il prodotto di calibro inferiore che non può essere avviato al consumo fresco. Una "battaglia" che ha visto e che vede in prima linea anche il presidente della Provincia regionale di Catania, Giuseppe Castiglione, che già da componente della Commissione Agricoltura al Parlamento europeo aveva tentato di contrastare le "bevande spiritose". «Evitare il via libera alle bevande al gusto o al sapore di arancia senza arance - sostiene Castiglione - è un atto di tutela al diritto di un'informazione trasparente sugli alimenti acquistati e, al tempo stesso, alla salute, poiché la sostituzione del succo con aromi e coloranti non è certo una pratica sana. L'eliminazione totale della soglia del 12 per cento farebbe sparire dal consumo circa 120 milioni di chili di arance all'anno prodotti in 6 mila ettari di agrumeti, con danni evidenti per consumatori e produttori. Sarebbe inaccettabile penalizzare, in un momento di crisi come questo, un comparto portante dell'economia agricola nazionale e, in particolare, del Mezzogiorno d'Italia come quello della produzione di agrumi». C'è, quindi, più di una ragione che spinge l'assessore La Via a fare questa battaglia. «Innanzitutto - afferma - perché le bevande senza succo contengono tutta una serie di elementi che non si muovono nella direzione della salute e della salubrità e poi perché non è possibile che mentre il Paese, da un lato, avvii una campagna contro l'obesità giovanile, dall'altro autorizzi questo tipo di bevande. Siamo convinti che prevenire sia meglio che curare e che una maggiore presenza di succo possa servire a questo scopo. Se così non fosse, oltre a non volere il bene dei nostri figli causeremmo un danno alle decine di migliaia di agricoltori siciliani che producono agrumi». |
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| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||