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Il successo della ristorazione italiana nel mondo |
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Da New York a Londra, passando per Pechino, conquistano oltre 3 milioni di persone |
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ROMA (2 settembre 2008) - Ogni giorno, nel mondo, oltre 3 milioni di clienti entrano in contatto con la cucina italiana e, attraverso essa, con il nostro Paese e il modo di concepire la vita. Sono, infatti, oltre 80.000 i ristoranti italiani sparsi in tutto il mondo che, con oltre 500.000 persone, producono un volume d’affari globale annuo superiore ai 30 miliardi di dollari. La ristorazione italiana nel mondo è nata a seguito delle emigrazioni del 900, ed è per questo che manca di una vera identità. A differenza, infatti, della ristorazione francese o giapponese, che si sono diffuse nel mondo come ristorazioni professionali e non di emigranti, quella italiana è nata come ristorazione di sussistenza, d’improvvisazione, di necessità. Questa |
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caratteristica, come riporta il sito del Mipaaf, ha lasciato un segno profondo e ha marcato l’immagine della cucina italiana nel mondo. Con la nuova tipologia di emigrazione italiana degli anni Settanta, però, qualcosa è iniziato a cambiare. In anni più recenti, infatti, marchi prestigiosi, come Cipriani o Enoteca Pinchiorri, hanno avviato nuove iniziative di prestigio a New York, a Londra, in Giappone e, in occasione delle recentissime olimpiadi cinesi, anche a Pechino. Ma il motivo che ha spinto numerosi ristoratori a trovare fortuna all’estero, aprendo ristoranti italiani soprattutto nei paesi dell’est Europa in Spagna e nelle località turistiche più esotiche, è legato alle difficoltà che si trovano a gestire un’impresa di questo tipo nel nostro Paese. Tutto questo è avvenuto senza un disegno preciso, senza un progetto e senza appoggi istituzionali, a differenza di quanto avviene abitualmente per analoghe imprese francesi o tedesche o inglesi. Alfredo Bovier, titolare del ristorante “Da Alfredo” di Sidney ha infatti affermato che «il settore della ristorazione in Australia ha ampi margini di crescita. Sarebbe apprezzabile da parte delle nostre Istituzioni, però, un maggior sostegno alle scuole di formazione della cucina italiana all’estero per rafforzare il posto che ci stiamo conquistando». Qualche cosa di molto innovativo fu fatto durante il penultimo governo Berlusconi, quando l’allora ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, insieme all’Associazione internazionale ristoranti d’Italia (Ardi) promossa dalla Fipe-Confcommercio, lanciò un marchio di qualità per la ristorazione italiana nel mondo. Il marchio accertava l’italianità del ristorante, intesa come utilizzo di materie prime, di ricette e di modalità di accoglienza complessiva all’interno dei locali. Oggi di quel marchio è rimasta qualche insegna in Belgio, mentre Giappone (per il sushi) e Spagna, ne hanno talmente apprezzato la validità, che ci hanno copiati. |
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| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||