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Caro vita, farmer market nella Gdo?

 

La proposta del premier Berlusconi tra mugugni e consensi

 
   

ROMA (16 settembre 2008) - «Sostenere spazi di vendita nei supermercati gestiti dai produttori». È una delle proposte dal premier Silvio Berlusconi per risolvere la questione dei prezzi. Berlusconi osserva che questo tipo di iniziativa è molto sviluppata negli Stati Uniti. Per quanto riguarda l’Italia, si tratterebbe di «una quota minima delle vendite» ma che contribuirebbe, comunque, a calmierare il resto dei prodotti. Berlusconi ha anche osservato che da parte del governo c’é la volontà di mettere in atto «una campagna che sensibilizzi ad acquistare prodotti italiani e anche interventi per accorciare la filiera della produzione».
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Farmer market
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Coldiretti Apprezzamento e sostegno da parte della Coldiretti alla proposta lanciata ieri dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di aprire spazi di vendita nei supermercati direttamente gestiti dai produttori. «Stiamo sostenendo con impegno – spiega il presidente Sergio Marini – la necessità di dare spazio sugli scaffali della grande distribuzione ai prodotti locali e di stagione per ottimizzare il rapporto prezzo e qualità ma anche di contenere i costi energetici ed ambientali a carico ai prodotti importati da lunghe distanze». Accolta positivamente anche l’indicazione di mettere in atto una campagna che sensibilizzi l’acquisto di prodotti italiani accorciando anche la filiera della produzione. «Oggi – sottolinea il presidente della Coldiretti – è necessario favorire la produzione vicino ai luoghi di consumo per motivi economici e ambientali sia nei paesi poveri che in quelli ricchi». Negli Stati Uniti le grandi catene come Val Mart e Whole Foods stanno incentivando la vendita di prodotti locali mentre l’Italia è in forte ritardo. «In Italia l’86% delle merci viaggia su strada ed è stato stimato – sottolinea Marini – che un pasto medio percorre più di 1.900 chilometri prima di arrivare sulla tavola. La Coldiretti ha promosso il progetto a chilometri zero e sta lavorando a una strategia per semplificare e razionalizzare la filiera che richiede – conclude Marini – la fattiva e necessaria partecipazione del sistema della trasformazione artigianale e industriale e della piccola e grande distribuzione».

Cia «Una proposta interessante, che però da sola non risolve i problemi dell’agricoltura italiana che sono molti e complessi». Così il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, interviene sulla proposta di inserire nei supermercati i farmers market. «Siamo d’accordo – afferma Politi – sull’opportunità di favorire la vendita diretta da parte degli agricoltori. Tuttavia, non appare la soluzione definitiva sia del problema dei rincari dei prezzi alimentari che delle gravi difficoltà che oggi attraversa la nostra agricoltura». Secondo Politi, la vendita diretta può fornire un importante contributo contro l’aumento dei prezzi, «ma da sola rischia di divenire una goccia nel deserto. Serve un’azione più vasta. E tra le iniziative da intraprendere rinnoviamo l’invito a introdurre il doppio prezzo (origine e dettaglio)». Per risolvere i problemi dell’agricoltura, conclude il numero uno della Cia, «bisogna intervenire per ridurre i pesanti costi di produzione, abbassare gli oneri sociali, introdurre l’accisa zero per il gasolio. Non solo. Occorre una rinnovata politica di sviluppo del settore che deve avere il suo punto fermo nella Conferenza nazionale sull’agricoltura».

Federdistribuzione La Grande distribuzione organizzata si dice disponibile a valutare la compatibilità di punti vendita gestiti dai produttori all’interno dei supermercati, secondo la proposta del premier Berlusconi, ma respinge eventuali «incentivazioni forzate» delle istituzioni sulla nuova formula. «Se i farmers market – precisa il presidente di Federdistribuzione, Paolo Barberini – dovessero davvero rappresentare un’iniziativa seria e non una mera operazione di marketing, saremmo disponibili a valutarne la compatibilità con i nostri punti vendita. Questa nuova formula commerciale – prosegue Barberini – deve avere la libertà e però anche la forza di affermarsi presso i consumatori, senza godere di forme d’incentivazione forzata o protezione da parte delle istituzioni. Il mondo della distribuzione, e in particolare la Gdo, non deve essere in qualche modo obbligato a ospitare queste formule nei propri spazi, ma deve essere libero di farlo». Barberini sottolinea inoltre come i prodotti italiani competitivi e di qualità siano già presenti sugli scaffali della Grande Distribuzione Organizzata ma di essere comunque aperti a valutare qualsiasi opportunità sull’offerta alle famiglie. «Un punto fondamentale – prosegue Barberini – è però che, per tutelare la sicurezza dei consumatori e un concetto di corretta concorrenza tra operatori e formule commerciali diverse, l’attività di vendita dei farmers market deve essere effettuata nel pieno rispetto delle normative della distribuzione sotto il profilo amministrativo, igienico/sanitario e fiscale. C’é poi da chiedersi se un agricoltore che diventa anche commerciante debba continuare a godere dei sussidi dedicati al settore agricolo». «Una volta rispettate regole e norme comuni ed eliminati i sussidi – conclude Barberini – andrà verificata l’effettiva competitività del prodotto».

Confagricoltura Il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni condivide la proposta del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di promuovere spazi di vendita gestiti da produttori nei supermercati, che «anche se in maniera marginale, rappresentano un esempio valido di come si possa accorciare la filiera». Plauso del presidente dell'organizzazione agricola, in particolare, per «l'impegno del premier nel mettere in atto strategie di governo finalizzate a ricercare un equilibrio il più possibile stabile tra i vari operatori, al fine di contenere i prezzi dei prodotti agroalimentare, favorendo il made in Italy».

 

 

 
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