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Parte l’agricoltura sociale in Sicilia

 

Entro dicembre saranno pubblicati i primi bandi per oltre 65 mln

 
     
di Lucio Strano    
   

PALERMO (10 settembre 2008) - Saranno pubblicati entro dicembre i primi bandi per l’agricoltura sociale. Un settore che potrà fare affidamento su un budget di oltre 65 milioni di euro messo a disposizione con la misura 311 del Psr 2007-2013. Lo ha annunciato Fabrizio Viola, dirigente dell’assessorato Risorse Agricole e Alimentari della Regione siciliana,  durante il convegno sull’agricoltura sociale in Sicilia organizzato dalla sede siciliana dell’Inea (Istituto nazionale di economia agraria), in collaborazione con l’assessorato regionale all’Agricoltura e il comune di San Giuseppe Jato (Palermo). «Per la prima volta l’agricoltura sociale entra a pieno titolo nella programmazione», ha spiegato Viola, ricordando che potranno

Agricoltura
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accedere ai nuovi bandi solo le aziende non agrituristiche che ricadranno nelle zone C e D, secondo la definizione dello stesso programma di sviluppo rurale. . «L’agricoltura sociale è una delle azioni chiave dell’Asse III del Piano strategico nazionale (Psn) 2007-2013, relativo al miglioramento della qualità della vita e alla diversificazione dell’economia rurale», ha spiegato Roberto Finuola del Ministero dello sviluppo economico. «Più precisamente – ha detto Francesca Giarè, dell’Inea – nei piani di sviluppo rurale viene considerata un esempio applicato di agricoltura etica e multifunzionale visto come un insieme di esperienze, tecniche e progetti, dove l’attività agricola ospita e coinvolge soggetti svantaggiati, fasce deboli della popolazione e dove la coltivazione, l’allevamento e la trasformazione di prodotti si legano a “servizi” di utilità sociale (formazione, inserimenti, affidi, accoglienza, riabilitazione e integrazione lavorativa)». A fare un excursus della funzione sociale dell’agricoltura fino ai giorni nostri è stato Alfonso Pascale, della Rete Fattorie Sociali, che ha spiegato come nell’agricoltura sociale ci sia un’interazione tra attività agricola e offerte di servizi che valorizza zone a bassa attrattività e “lavoratori” a bassa contrattualità. Secondo Giuseppe Siviglia, sindaco di San Giuseppe Jato, «l’agricoltura sociale rappresenta una cultura, che deve essere diffusa per il bene e il rilancio del territorio». Un esempio è  la cooperativa sociale Placido Rizzotto di Libera Terra che, guidata da Gianluca Faraone, dal 2001 produce vino, pasta e altri prodotti su terreni confiscati alla mafia. «Ma in Sicilia sono diversi gli esempi di agricoltura sociale – ha detto Gabriella Ricciardi, della sede regionale dell’Inea – dalle cooperative sociali che si dedicano all’agricoltura alle aziende che si occupano di terapia verde e onoterapia, o ancora le aziende e fattorie didattiche e le bio-fattorie dell’Aiab». Una regione che può essere presa come modello è il Lazio, di cui ha parlato Claudio Di Giovannantonio dell’Arsial. E sull’allevamento asinino come strumento di sviluppo economico e sociale del territorio si è soffermata Gabriella Iannolino, dell’Istituto Sperimentale Zootecnico per la Sicilia.

 

 

 
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