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Una filiera territoriale per salvare l’agricoltura

 

La ricetta del presidente di Coldiretti oggi a Palermo

 
     
di Paola De Simone    
   

PALERMO (26 settembre 2008) -  «Far in modo che la filiera corta crei concorrenza alla filiera lunga e che i prodotti territoriali creino concorrenza a quelli industriali». Questa, in sintesi, la ricetta per il rilancio delle imprese agricole esposta oggi, in occasione dell’assemblea regionale di Coldiretti, dal presidente nazionale Sergio Marini alla presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura Giovanni la Via, del presidente della federazione regionale Alfredo Mulè e di un gremito pubblico di coltivatori. Tanti i temi e i punti critici affrontati dal presidente confederale Marini, a partire dall’aumento dei prezzi che «di certo non ha portato nessun valore aggiunto agli agricoltori i quali oggi più di ieri hanno il compito di recuperare spazio

Sergio Marini
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all’interno della filiera». Tra gli esempi eclatanti quello del comparto ortofrutta, nel quale la forbice tra i prezzi all’origine e quelli al consumo va sempre di più allargandosi. «La soluzione per ritrovare un giusto equilibrio – spiega Marini – sta in un’efficace organizzazione, in una nuova cooperazione, nel rilancio dei consorzi agrari, così come nel controllo dei costi di produzione (con particolare attenzione alle accise e allo stoccaggio dei carburanti), ma anche nel risanamento finanziario del debito agricolo». «La politica – dice l’assessore La Via – nell’ambito del proprio ruolo darà tutto il sostegno necessario alla ristrutturazione della filiera, iniziando dal potenziamento dello strumento assicurativo per i coltivatori colpiti da calamità naturali». L’assessore ha anche comunicato che, proprio per venire incontro al risanamento del settore, questa settimana la Regione ha firmato un protocollo d’intesa con l’Ismea. E sui farmer markets, che a breve riprenderanno in Sicilia, Marini sostiene: «Anche se rappresentano solo il 15% del mercato agricolo, creano concorrenza alla filiera lunga, dando il giusto valore ai prodotti e alle materia prime del made in Italy contro quelli di incerta provenienza. A tal fine – conclude – auspichiamo la creazione di marchi territoriali che trovino spazio anche nel settore della grande distribuzione organizzata, e si impongano commercialmente grazie anche alla spinta di una crescente domanda da parte dei consumatori».

 

 

 
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