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In Italia è scontro sugli Ogm

 

Se i ricercatori aprono le porte, produttori e consumatori sono contrari

 
   

ROMA (22 ottobre 2008) - «L’Italia è il primo importatore al mondo di grano tenero ed oltre un terzo del grano duro che mangiamo viene dall’estero. Solo 7 anni fa eravamo autosufficienti per il mais e oggi ne importiamo il 15% del nostro fabbisogno. La redditività per ettaro è bassissima e perdiamo enormi fette di produzione per parassiti, funghi o siccità». Questo lo scenario dell’agricoltura italiana tracciato da Roberto Defez, ricercatore del Cnr esperto di biotecnologie e coordinatore di Sagri che ha organizzato a Roma il convegno internazionale dal titolo “Good, Fair, Clean” dedicato alle agro-biotecnologie. «Ogni anno la nostra bilancia agroalimentare è in rosso per 10 miliardi di euro. Ma nei media

Ogm
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l’agricoltura è fatta solo dai prodotti tipici o da quelli di gran lusso come se navigassimo tutti nell’oro», ha dichiarato Defez. «Le serre del pomodoro Pachino – sostiene Defez – stanno chiudendo perché lo stesso prodotto lo si può importare a prezzi stracciati dalla riva sud del Mediterraneo». «In realtà si è pensato che si doveva produrre poco ed ad alti costi dimenticandoci che oltre al pranzo della domenica ci sono almeno altri 20 pasti da consumarsi in un settimana», ha dichiarato Defez. «L’Unione europea dice da sette anni che non ci sono differenze tra una pianta Ogm e quella da cui deriva, allora perché non consentire agli agricoltori che lo vogliono (ad esempio in Friuli) di piantare un mais ingegnerizzato che non ha bisogno di essere cosparso di pesticidi?». «In Italia – conclude Defez – si stanno creando una serie di incredibili paradossi: produciamo mais di bassa qualità (ossia quello non-Ogm) che in gran parte non può essere usato per il consumo umano per l’alto tenore di alcune tossine (le fumonisine). Si possono però usare mangimi con soia Ogm per alimentare mucche e maiali che producono la gran parte di latte, formaggi, carni e salumi anche coi marchi Doc e Igp. Gli agricoltori italiani infine non possono coltivare mais Ogm nemmeno per l’alimentazione animale costringendo la filiera ad acquistarlo all’estero».

Coldiretti Quasi tre italiani su quattro che esprimono una opinione (72%) ritengono che i cibi con organismi geneticamente modificati sono meno salutari di quelli tradizionali. È quanto emerge dall’indagine sulle abitudini alimentari degli italiani realizzata da Coldiretti-Swg. «Nonostante la crisi finanziaria e l’emergenza alimentare la grande maggioranza dei cittadini non giudica la diffusione degli organismi geneticamente modificati una soluzione positiva e al contrario – sottolinea la Coldiretti – si rafforza l’opposizione da parte degli italiani (+5,2%)». Le coltivazioni Ogm nel mondo non solo non hanno risolto il problema della fame, ma hanno anche aggravato la dipendenza economica dall’estero di molti Paesi in via di sviluppo, afferma la Coldiretti, nel sottolineare che «l’Italia con i primati conquistati qualitativi e nella sicurezza alimentare nell’agroalimentare ha peraltro una ragione più per rispettare il principio della precauzione nei confronti dei consumatori che mostrano una forte opposizione agli Ogm in
agricoltura».

Università  «Le coltivazioni Ogm aiutano a ridurre considerevolmente i pesticidi». Lo ha affermato Klaus Amman professore dell’Università di Delft al convegno sulle agrobiotecnologie “Good, Fair, Clean”. «Oltre 190 test sul campo – ha spiegato Amman – hanno dimostrato senza alcun dubbio che gli insetti non target vivono meglio nelle coltivazioni Ogm, favorendo la biodiversità». «Ad esempio nel caso del mais Bt – ha concluso Amman –, la modifica è in grado di salvaguardare la biodiversità perché agisce solo sugli insetti sensibili alla proteina Bt e non interferisce in alcun modo con tutte le altre specie».

Adolfo Urso «Gli Ogm possono aiutare, come sottolinea anche la Chiesa cattolica, a combattere la fame nel mondo perché consentono di produrre alimenti migliori a più basso costo per altre aree in cui la coltivazione sarebbe impossibile». Così Adolfo Urso sottosegretario dello Sviluppo economico ha commentato il convegno sugli Ogm intitolato “Good, Clean, Fair”. Secondo Urso «bisogna puntare in maniera chiara sulla coesistenza tra gli Ogm e il biologico così come è previsto dalla direttiva Ue del 2003. Proprio su questo credo si possa aprire quanto prima un confronto politico». Secondo Urso, quindi, «la gran parte della produzione italiana, specialmente nel campo dell'agroalimentare, deve essere anche nel futuro una produzione di qualità con alimenti naturali e in alcuni casi biologici legati comunque alla cultura del territorio. Una cultura – conclude Urso – che ha fatto grande il prodotto italiano nel mondo che spesso è acquistato anche a più caro prezzo. Tutto questo è il frutto di una tradizione che dobbiamo a tutti i costi tutelare».

 

 

 
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