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Banche, la crisi mette a stecchetto il 37% degli italiani

 

Il dato emerge dal forum sull’agricoltura organizzato da Coldiretti

 
   

COMO (17 ottobre 2008) - La crisi finanziaria internazionale non si manifesta solo sulle quotazioni dei titoli azionari in Borsa e nelle difficoltà del sistema bancario mondiale, ma i suoi effetti si riflettono direttamente sulle tavole degli italiani. Secondo l’indagine “La crisi dalla borsa alla tavola” realizzata da Coldiretti-Swg, presentata nel corso del tradizionale Forum internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione in svolgimento a Cernobbio, la crisi finanziaria ha provocato un cambiamento delle abitudini alimentari di quasi quattro italiani su dieci, il 37%, e si è così trasferita dalle borse alla tavola, facendo sentire i suoi primi effetti concreti sull’economia reale. Dallo studio emerge che la crisi economica finanziaria fa più

Soldi
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paura della guerra, ma rimane comunque alta la preoccupazione per la contaminazione dei cibi per effetto dei recenti scandali alimentari come la melamina nel latte cinese e i formaggi contraffatti. «Sono proprio la necessità di risparmio e il bisogno di sicurezza i fattori che spingono al cambiamento che, per oltre la metà delle risposte, si manifesta – precisa la Coldiretti – nel tipo di alimenti acquistati e nei luoghi in cui si fa la spesa, ma anche nell’attenzione alla provenienza dei cibi e nella lettura delle etichette (40%). I cambiamenti nei comportamenti di acquisto sono giustificati dal fatto – rileva l’organizzazione agricola – che la spesa alimentare è la seconda voce dopo l’abitazione e assorbe il 19% della spesa mensile totale delle famiglie, per un valore di 466 euro al mese destinati nell’ordine principalmente all’acquisto di carne per 107 euro, di frutta e ortaggi per 84 euro, di pane e pasta per 79 euro e di latte, uova e formaggi per 62 euro, pesce per 42 euro, zucchero, dolci e caffé per 32 euro, bevande per 42 euro e 18 euro per oli e grassi». Se complessivamente sono stagnanti le quantità acquistate, si sono verificate variazioni nella composizione della spesa con più pollo e meno bistecche: si sono ridotti i consumi di pane (-2,5%), carne bovina (-3,0%) frutta (-2,6%) e ortaggi (-0,8%), mentre tornano a salire quelli di pasta (+1,4%), latte e derivati (+1,4%) e fa segnare un vero boom la carne di pollo (+6,6%), secondo i dati Ismea Ac Nielsen relativi al primo semestre del 2008. «Le vendite – sottolinea la Coldiretti – sono in netto calo nei negozi al dettaglio specializzati e stabili negli ipermercati, mentre crescono esclusivamente, fatta eccezione degli hard discount, i mercati rionali,  e bancarelle e soprattutto gli acquisti diretti dai produttori». Un vero e proprio boom giustificato dal fatto che secondo l’Indagine «per la grande maggioranza degli italiani (48%) gli aumenti dei prezzi sono imputabili ai passaggi intermedi dal produttore al consumatore, ma sotto accusa sono i ricarichi dei commercianti e le speculazioni».

 

 

 
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