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Manna, nuova linfa per le Madonie |
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Dall’industria dolciaria alla cosmesi, il rilancio dei produttori e trasformatori |
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| di Paola De Simone | |||||||||||
PALERMO (11 novembre 2008) - A voler dare nuovo impulso al sistema produttivo della manna sono in tanti: l’assessorato Agricoltura della Regione Siciliana, attraverso le unità operative di zona; Slow Food, che dal 2002 ne ha fatto un presidio; ma soprattutto i produttori e i trasformatori di Castelbuono e Pollina, che più di tutti riconoscono le potenzialità commerciali di questo prodotto, unico al mondo per quel mix di proprietà organolettiche, qualitative, nonché terapeutiche che lo rendono così appetibile al mondo dell’industria farmaceutica come a quella cosmetica e, al contempo, all’élite di artigiani che lo utilizza come ingrediente per la produzione dolciaria. Una vera nicchia d’eccellenza a giudicare |
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dalla limitata quantità che se ne produce oggi. A guardare con interesse alla manna e alla tradizione che sta dietro la sua delicata lavorazione ci sono anche alcuni giovani che recentemente hanno fondato una cooperativa volta alla promozione della manna; ma anche chi, in un’ottica di multifunzionalità, ha deciso di associare alla coltivazione dei frassini l’attività agrituristica e l’organizzazione di percorsi didattici. «Il frassineto ha sempre assunto un ruolo rilevante nei territori collinari e montani delle Madonie: nel 1925 – spiega Maria Concetta Catalano, dirigente responsabile dell’Uot 61 di Collesano – erano 4430 gli ettari dedicati a questa coltura. In tali zone la produzione si è mantenuta stabile fino agli anni ’50. In seguito la crisi innescata dall’immissione sul mercato del “mannitolo”, un derivato sintetico ottenuto dai sottoprodotti degli zuccherifici, ha determinato una drastica contrazione della coltura». Nei comuni di Castelbuono e Pollina esiste l’ultima generazione di frassinicoltori che ancora coltiva circa 250 ettari, mantenendo in vita il prezioso patrimonio colturale e culturale legato all’antico mestiere dello ’ntaccaluòru. Di fatto, gran parte della produzione, dal ’57 a oggi, viene ammassata e rivenduta sul mercato, presso le varie industrie di trasformazione, dal Consorzio obbligatorio istituito dall’assessorato Agricoltura (oggi fa capo all’Esa), che di anno in anno determina un prezzo di conferimento ai produttori. «Dal Consorzio passano circa 100 quintali di manna l’anno – sottolinea Catalano –, per lo più classificata come “manna rottame”», cioè quella che cola sulla corteccia, destinata all’uso farmaceutico o da “drogheria”, meno pura rispetto alla più pregiata “manna cannolo” che, invece, viene venduta con facilità direttamente dai produttori, come prodotto integrale e biologico in piccole confezioni. «Oggi l’intenzione è quella di andare oltre il semplice sistema di ammasso del Consorzio – aggiunge Catalano dall’Uot – puntando, anche tramite le opportunità offerte dal nuovo Psr, a una nuova programmazione volta alla diversificazione delle azioni di rilancio della manna pura, cioè quella a cannolo, e non solo dei derivati per l’industria. L’obiettivo – conclude Catalano – è mettere a frutto tutte le potenzialità di questa coltura che può assicurare una valida integrazione al reddito delle aziende agricole e garantire la tutela del paesaggio e del territorio rappresentando una valida fonte di richiamo turistico». «Per parlare di rinascita del sistema produttivo e per incentivare l’indotto – avvertono però i produttori – è necessario puntare a una maggiore collaborazione tra ricerca scientifica e aziende, a una sensibilizzazione dei giovani e a una promozione sistematica». |
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| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||