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Le giornate dell’economia del Mezzogiorno

 

Dal 3 all’8 novembre a Palermo impegnati 200 relatori

 
   

PALERMO (3 novembre 2008) - Contrastare la dittatura del Pil. Per questo alcuni economisti hanno formulato l’indice di sviluppo sostenibile (Iswe) un parametro che del Pil usa il consumo personale aggiustato per varie misure di benessere, quali la distribuzione del reddito, l’inquinamento, le infrastrutture, il traffico ed il deterioramento del capitale naturale che ricadrà sulle spalle delle future generazioni. Con questa ambiziosa riflessione che, in un momento di crisi come l’attuale, Fondazione Curella e Diste, assieme a tutti gli altri partners, hanno scelto di iniziare la lunga kermesse delle “Giornate dell’Economia” che farà svolgere a Palermo (ma con un convegno anche ad Enna) ben 25 eventi (tra dibattiti, tavole

Le giornate dell'economia del Mezzogiorno
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rotonde, work shop e seminari) con il coinvolgimento di 200 relatori provenienti dall’Italia e dall’estero dal 3 all’8 novembre. Un appuntamento assolutamente inedito per il Sud Italia e che, per la prima volta, darà la possibilità di confronto a governanti, studiosi, imprenditori, banchieri e politici, con l’ambizione di rimettere al centro del dibattito nazionale l’annosa questione dell’integrazione dell’Italia duale e di un nuovo modello di sviluppo che agganci le opportunità del nuovo scenario mondiale post-crisi. «Dobbiamo abituarci a vivere con la crisi e – sottolinea il presidente della Fondazione Curella, Pietro Busetta nel suo intervento introduttivo –, non ne usciremo prima dei 2-3 anni. Ma non in tutti i paesi del mondo le conseguenze saranno pesanti. In Eurolandia si crescerà dello 0,2%, nei paesi emergenti a ritmi sostenuti: il 9,3% in Cina e il 5,3% in India. Ma anche in Russia del 6,9%». «Il mondo sta cambiando e i rapporti di forza economici e politici pure. Allora – continua Busetta – occorre ripensare a un nuovo modello di sviluppo e per l’Italia è una occasione importante per correggere il dualismo esistente». E si parte con un contributo che, sull’argomento, viene fornito dall’attività di un gruppo di ricerca avviato presso l’Università Bicocca di Milano coordinato dai professori Luigi Porta e Luigino Bruni. «Abbiamo affrontato – sottolinea Luigi Porta – il problema dei paradossi della felicità i quali dimostrano che indicatori economici fondamentali, quali il reddito, non forniscono indicazioni attendibili sul livello di benessere raggiunto all’interno del sistema economico». Il caso eclatante è costituito proprio dall’Italia che, in una speciale classifica elaborata sul connubio economia e felicità, figura al 50° posto nel mondo. Prima di noi paesi come Belize, Guatemala, Repubblica Dominicana, Giamaica, Malesia, Costa Rica ed altri. In questo scenario la soglia di povertà è un indicatore eloquente. Nel Mezzogiorno l’incidenza della povertà sulle famiglie residenti è pari al 22,6%, nel Nord al 5,2%. Fatta 100 la torta delle famiglie povere in Italia ben il 69% si concentra al Sud. E le cose di questi tempi non potranno cambiare gran che. «È necessario – sottolinea l’economista Mario Centorrino – abbattere gli sprechi delle società opulente per riequilibrare gli squilibri economici-sociali con  le aree deboli del globo». Al dibattito sulle conseguenze che sulla vita di tutti noi hanno i parametri economici, hanno partecipato, inoltre: Antonio La Spina, docente dell'Università di Palermo, il direttore del Centro Arrupe, Gianni Notari, l’assessore alle Attività culturali del Comune di Palermo, Raul Russo.

 

 

 
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