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Uova, la gran parte sono in realtà fuorilegge

 

Lav: «Violati gli standard di arricchimento delle gabbie»

 
   

ROMA (10 marzo 2008) -  Galline costrette a vivere in spazi ridotti, modello lager, da 25 per 22 centimetri, meno di un foglio A4. La gran parte delle uova di gallina prodotte dai nuovi impianti in funzione in Italia dal febbraio del 2006 siano in realtà fuorilegge. Secondo gli animalisti, nonostante la censura della Commissione europea, in Italia sono «sistematicamente violati gli standard di arricchimento delle gabbie delle galline (nido, lettiera, dispositivi per accorciare le unghie) e la densità d'allevamento, con gravi conseguenze per il benessere di questi animali». Di qui la campagna informativa per invitare i cittadini a firmare una petizione al nuovo Governo per confermare la data del primo gennaio 2012 per la messa al bando

Uova
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delle gabbie di batteria per le galline ovaiole, secondo quanto stabilito dalla Ue, norma ora rimessa in discussione. «In gioco c'é la vita di 50 milioni di galline – afferma Roberto Bennati, vicepresidente della Lav – gran parte delle quali sottoposte a un sistema d'allevamento intensivo tra i più crudeli. Gli italiani, che ogni anno acquistano più di 12 miliardi di uova, hanno il diritto di vedere applicata questa normativa faticosamente conquistata, e il diritto a non acquistare uova di fatto fuorilegge». L'associazione ha rivolto un appello al ministro Livia Turco «affinché mantenga gli impegni assunti dall'Italia su questa materia nel 1999, impegno che Gianpaolo Patta, sottosegretario alla Salute – si legge in una nota della Lega antivivisezione – ha scelto invece di rinnegare chiedendo il rinvio della data del 2012». Secondo la Lav «questo rinvio rappresenta un regalo all'industria avicola che dal 1999 ad oggi, nonostante i tanti fondi pubblici percepiti, non ha fatto nulla per riconvertire le gabbie come imposto dalle norme». Inoltre, l’associazione chiede che parta un Piano nazionale sui controlli, relativo all'applicazione degli standard previsti dalla direttiva, «al momento ampiamente disattese».

Ecco il vademecum per capire che uovo è
           
Le uova devono essere etichettate secondo il metodo di allevamento delle galline, identificato con un codice impresso su ciascun uovo e con diciture sulle confezioni. Sono immesse in commercio quattro tipologie di uova:
Allevamento biologico - uova identificate con il codice “0” Le galline possono godere di spazi all'aperto e densità minime d'allevamento maggiori e, cosa importante, mai in gabbia. Le galline in questo caso sono anche alimentate con mangimi di provenienza biologica.
Allevamento all’aperto - uova identificate con il codice “1” Le galline possono razzolare all'aperto per alcune ore al giorno in un ambiente esterno protetto dal contatto con altri animali. Le uova in questo tipo di allevamento possono essere deposte sul terreno o nei nidi. La densità all'esterno di questo allevamento è di 1 gallina ogni 4 metro quadrato.
Allevamento a terra - uova identificate con il codice “2” Le galline vengono allevate in capannoni all'interno dei quali possono muoversi liberamente ma non hanno l'accesso all'esterno. Le uova sono deposte sul terreno o sui nidi. La densità di questo allevamento è di 4 galline su ogni metro quadrato.
Allevamento in gabbia - uova identificate con il codice “3” Le galline sono rinchiuse in gabbie disposte in file da 4 a 6, all'interno di capannoni chiusi, con ventilazione forzata e luce artificiale. La densità di questi animali è di circa 16-18 galline per metro quadrato. Le uova sono deposte su un nastro trasportatore che automaticamente le raccoglie.

 

 

 
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