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Prodotti biologici, boom di consumi nel 2007

 

Secondo i dati Ismea l’aumento degli acquisti sfiora il 10%

 
   

ROMA (25 marzo 2008) - A tavola vincono i cibi biologici e salutistici. In una fase in cui i consumi alimentari nel nostro paese mostrano un vero crollo, per questi due tipi di prodotti si registra un sorprendente “boom”. I “biologici” mettono a segno, negli acquisti domestici, una crescita pari al 9,7% nei primi nove mesi del 2007 rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, mentre i “salutistici” proseguono il loro trend positivo che si è consolidato nel quinquennio 2002-2006 con un più 4,6%. È quanto afferma la Cia, la Confederazione italiana agricoltori che, sulla base dei dati del panel Ismea/AcNielsen, evidenzia che da parte delle famiglie, soprattutto quelle con bambini, c’è la ricerca della qualità e della salubrità

Prodotti biologici
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dell’alimentazione, al di là del prezzo. Infatti, per quanto riguarda il “bio”, proprio i prodotti dell’infanzia, oltre ai salumi e agli elaborati a base di carne, hanno segnato, rispettivamente, incrementi del 43% e del 36% su base annua. «Particolarmente elevati – sottolinea la Cia – anche i tassi di crescita rilevati per gli ortofrutticoli, freschi e trasformati (+25%), per gelati e surgelati (+25,5%) e per i condimenti (+22%). Analogo andamento per gli acquisti di riso e pasta biologici che sono cresciuti – rileva la Cia – del 17,1%, mentre latte e derivati hanno registrato, in termini monetari, un incremento del 9,1%. Tra i prodotti, invece, in controtendenza, troviamo gli oli (-7,5%) e il miele (-3,3%). In calo anche pane e sostituti (-3,9%) i biscotti, dolciumi e snack (-5,5%), mentre aumentano le vendite di bevande “bio”, comprese quelle alcoliche». Nel contesto delle aree geografiche si rileva nei dati Ismea/AcNielsen una netta spaccatura tra Nord e Centro-Sud, con le regioni settentrionali in forte crescita (+18% il Nord-Ovest; +15,3% il Nord Est) e il resto del paese caratterizzato da riduzioni dell’8,5% al Centro Italia e del 4,3% nel Mezzogiorno. Positivo, inoltre, risulta il dato delle vendite presso la Grande distribuzione organizzata (supermercati e ipermercati), mentre arretra il biologico nel canale discount. «Sono dati – commentano la Cia e la sua associazione per il biologico Anabio – che confermano lo sviluppo continuo nel settore, nonostante le difficoltà incontrate dai produttori e il calo dei consumi agroalimentari registrato negli ultimi mesi. È la riprova che i prodotti “bio” fanno breccia tra gli italiani che li preferiscono a quelli tradizionali. Nello stesso tempo aumentano gli agricoltori che scelgono questo particolare e naturale tipo di coltivazione e allevamento». «Così – sostengono Cia e Anabio – si rileva un incremento del 2,4% degli operatori che hanno ormai raggiunto le 51.034 unità, di cui 45.089 produttori, 4.734 trasformatori, 194 importatori e 1.017 altri». La loro distribuzione sul territorio nazionale vede Sicilia e Calabria tra le Regioni con maggiore presenza di aziende biologiche. I principali orientamenti produttivi interessano foraggi, prati, pascoli, cereali, che nel loro insieme rappresentano il 70% circa della superficie ad agricoltura biologica. Seguono, in ordine d’importanza, le superfici investite a olivicoltura. Per le produzioni animali, distinte sulla base delle principali tipologie produttive, si evidenzia un generale incremento del numero di capi. Per quanto riguarda la classe dei prodotti salutistici la domanda resta sostenuta. In questa categoria sono compresi: ortaggi, frutta e olio di oliva biologici e alcune voci di prodotto tradizionalmente riconosciute più sane dal consumatore, per naturalità (pasta e riso integrale), leggerezza dal punto di vista nutrizionale (yogurt bianco, cereali) o garanzia di maggiore qualità (latte fresco di alta qualità) «Nel quinquennio 2002-2006 – conclude la Cia – molti prodotti come i formaggi, l’olio biologico, il riso integrale e lo zucchero di canna hanno raggiunto tassi di incremento a due cifre».

 

 

 
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