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Pasqua, meno consumi ma spesa più cara

 

Si tira la cinghia ma al mercato si spenderà il 4,5% in più

 
   

ROMA (19 marzo 2008) - Gli italiani tirano la cinghia sugli acquisti dei prodotti alimentari in vista della Pasqua. Secondo gli addetti ai lavori quest’anno le tavole saranno meno ricche di libagioni, pur spendendo di più rispetto a un anno fa a causa della fiammata dei prezzi. I consumi alimentari, informa la Cia-Confederazione italiani agricoltori, quest’anno evidenzieranno un calo del 3% rispetto al 2007; ma la spesa complessiva aumenterà del 4,5% rispetto a un anno fa, raggiungendo quota 2,3 miliardi di euro. Ancora una volta però il vincitore morale sarà la tradizione: sulla spesa complessiva, circa 1,9 miliardi di euro, informa l’organizzazione agricola, verranno spesi per acquistare agnelli, pollame,

Spesa
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salumi, carni bovine e suine, formaggi, ortaggi, frutta, dolci, uova, pasta e pane; e 400 milioni per vini e spumanti. In ogni caso la Cia continua a puntare il dito contro «le difficoltà economiche delle famiglie e il caro-prezzi, che stanno stanno provocando scelte sempre più oculate e l’acquisto dei prodotti più convenienti, anche se si continua a guardare con attenzione a quelli tipici di questo periodo, fortemente legati al territorio». Secondo la Cia gli italiani ripartiranno in questo modo le spese per allestire i pranzi di Pasqua e Pasquetta: 320 milioni di euro per pane, paste e dolci; 360 milioni per i formaggi; 550 milioni per salumi, insaccati, agnelli e carni; 290 milioni per ortofrutticoli (in particolare, carciofi, asparagi, radicchio) e per legumi; 300 milioni di euro per l’olio d’oliva. Non ultime le uova, il cui consumo stimato si aggira intorno ai 390 milioni di unità, soprattutto per preparare i classici dolci pasquali, per una spesa complessiva che si aggira attorno agli 80 milioni di euro. Ma i menù di Pasqua contempleranno anche una presenza sempre più forte di prodotti tipici e di qualità. Non solo però Dop, Igp, Doc e Igt, «ma anche prodotti con tradizioni profonde e forti legami con il territorio e che non hanno ancora avuto il riconoscimento europeo: c’è infatti una ricerca da parte degli italiani di prodotti di nicchia, frutto della paziente e secolare opera dei nostri agricoltori». Secondo la Cia i prodotti tipici saranno protagonisti anche nelle ormai tradizionali scampagnate di fuori porta di  Pasquetta: dal prosciutto di Parma a quello di San Daniele, dal culatello di Zibello al capocollo e alla soppressata di Calabria; dallo speck dell’Alto Adige al Lardo d’Arnaud della Val d’Aosta, dal gorgonzola al Parmigiano Reggiano, al Grana Padano, al Pecorino Romano e Sardo; dal caciocavallo Silano al carciofo romanesco, al radicchio rosso di Treviso; dall’olio di oliva di Brisighella a quelli di Canino, del Cilento, della Riviera Ligure, della Sabina, dell’Umbria, delle Valli Trapanesi e della Terra di Bari, al pane casereccio di Genzano e di Altamura.

Ecco di seguito una tabella, realizzata dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori, con i prodotti
alimentari che saranno consumati a Pasqua e la relativa spesa in euro.

Prodotti

Spesa in euro

Pane, pasta e dolci

320 mln

Formaggi

360 mln

Salumi, carni e pollame

550 mln

Olio d’oliva

300 mln

Uova

80 mln

Frutta e ortaggi

290 mln

Vini e spumanti

400 mln

Totale

2.300 mln

 

 

 
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