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Agriturismo e qualità, binomio in crescita in Sicilia |
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L’offerta diventa competitiva valorizzando risorse e specialità del territorio |
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| di Paola De Simone | |||||||||||
PALERMO (31 marzo 2008) - Segnali più che positivi per la crescita degli agriturismi in Sicilia. Insieme alle fattorie didattiche, come riportato nel numero di Terrà appena uscito, questo tipo di attività rappresenta oggi, per un numero sempre maggiore di aziende agricole, un’ottima occasione per diversificare il proprio reddito. Si tratta sì di offerta turistica, ma con elementi caratterizzanti unici: una ristorazione legata a prodotti aziendali, quindi tipici della tradizione gastronomica del territorio, la possibilità di immergersi nel mondo rurale per scoprirne segreti, ritmi e sapori. Nonostante la Sicilia, rispetto ad altre regioni italiane, abbia cominciato con un certo ritardo a investire sul settore (nel ’94 il |
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| recepimento della prima legge nazionale, n.730/85, e nel ’96 i primi bandi), la dinamica evolutiva dal ’96 a oggi fa ben sperare nell’annullamento di questo gap. I dati mostrano, infatti, una progressiva tendenza all’incremento degli esercizi e dei posti letto. Una consistente accelerazione c’è stata dal 2002, grazie a una modifica della legge regionale che ha aumentato i finanziamenti alle imprese agrituristiche; ma anche grazie ai fondi del Por 2000-2006: oltre 60 milioni di euro stanziati, di cui più di 40 spesi. Certo, c’è da lavorare per raggiungere i livelli della Toscana. Secondo i dati Istat la Regione detiene il primato italiano con oltre 4000 aziende regolarmente autorizzate; seguono l’Alto Adige con 2992 aziende, il Veneto con 1.218 aziende e la Lombardia con 1.025 aziende. In Sicilia i dati aggiornati al 2008 parlano di 400 aziende autorizzate per 5425 posti letto complessivi (+ 5,8% rispetto al 2006). «In realtà – fanno sapere dall’assessorato regionale all’Agricoltura – il numero è maggiore: ci sono, infatti, altre 30 aziende in attesa di autorizzazione». Nettamente positivi per l’Isola i dati relativi alle preferenze dei turisti nell’estate 2007. Dopo la Toscana, infatti, la Sicilia si posiziona al secondo posto, con un 9,7% di preferenze, seguita dalla Lombardia che registra un 7,8%. «Un bel risultato, considerando anche la spietata concorrenza dei Bed and Breakfast» commentano le associazioni di categoria, che aggiungono: «Se si pensa che l’offerta agrituristica siciliana è di circa 400 aziende, rispetto alle 4000 della Toscana e alle 1.025 della Lombardia, si può affermare che gli effetti sul fatturato delle imprese sono stati più favorevoli per la Sicilia (con una crescita del 24,2% rispetto al 4,9 della Toscana)». Con 91 aziende Messina conquista il primo posto nella classifica regionale, seguita da Siracusa (70 aziende) e Palermo (63 aziende). Il capoluogo siciliano è al primo posto, invece, per quanto riguarda l’offerta di ristorazione: ben 5432 posti a sedere su un totale di circa 16 mila posti. Molto si è fatto anche per incentivare la qualità e valorizzare la “specialità” dell’offerta agrituristica. A tal proposito la Regione Siciliana, con il decreto assessoriale del 28 febbraio 2006, attuativo del “Piano regionale agrituristico 2005-2007”, ha introdotto un sistema di classificazione che prevede l’attribuzione di spighe, da una a quattro, alle aziende che rispondono a precisi parametri qualitativi. Nel sistema di certificazione sono presi in considerazione diversi fattori dell’offerta agrituristica, sia sotto l’aspetto agricolo sia sotto quello turistico. Dall’accessibilità alla ristorazione, dalle camere al numero di aree verdi. Per ottenere le quattro spighe (così come descritto nel decreto, scaricabile dalla sezione “Scaffale” di www.terra-multimedialeagricoltura.it) vengono presi in considerazione, ad esempio, la possibilità per gli ospiti di effettuare attività culturali, la presenza di colture a conduzione biologica, l’utilizzo di almeno il 50% di materia prime aziendali nella ristorazione; ma anche il pregio architettonico degli edifici rurali, la disponibilità di prodotti a qualità certificata o ancora la localizzazione dell’azienda in zone a valenza paesaggistica. In Sicilia la qualità viaggia a spighe dunque, e non a stelle. Un fatto, questo, per il quale non sono mancate le polemiche. Alcune associazioni di categoria, infatti, rivendicano ai fini promozionali la medesima classificazione a stelle usata per le altre strutture ricettive, in quanto standardizzata a livello internazionale. «Una querelle – spiega Giacomo Genna, dirigente dell’assessorato Risorse Agricole e Alimentari – che nasce probabilmente dall’esigenza di potenziare il sistema promozionale regionale. Un’esigenza a cui si darà risposta, ma che non deve comunque farci dimenticare la profonda differenza esistente tra il concetto di “agriturismo” e quello di “turismo rurale”; mentre nel primo è fondamentale la connessione con l’attività agricola, nel secondo non è obbligatoria. Inoltre, parlando di qualità, i parametri utilizzati nei due casi guardano ad aspetti molto diversi». Sembra chiara, intanto, la linea di indirizzo del ministero sulla questione. Con la nuova legge nazionale n. 96 del 2006 si stabilisce, sempre nell’ambito di un canale differenziato di promozione, la necessità per tutte le regioni di adottare un unico simbolo. «E, fra i tanti possibili – commenta Genna –, probabilmente sarà proprio la spiga. Inoltre, è già pronto il disegno di legge regionale – conclude il dirigente –, che prevede, tra l’altro, anche la possibilità per l’assessorato all’Agricoltura di attivare un piano di promozione specifico per il settore». Un dato è certo, dal 2006 al 2008 si è passati da 32 a ben 88 aziende alle quali sono state attribuite le spighe. Un bel salto di qualità.
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| Testata dell'assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari - Regione Siciliana - Pubblicazione ex L r. 73/77 art. 4, c. L - Registrazione al tribunale di Palermo al numero 4 del 13/01/2005 - Iscrizione al registro degli operatori delle comunicazioni (Roc) al numero 12447. Testi e foto pubblicati potranno essere utilizzati previo consenso e citando la fonte. | ||||||