diventare il nostro forum un “appuntamento” che tutti ricordano, legato anche alla località in cui si svolge. E Taormina, in questo senso, è veramente indimenticabile. Ma c’è anche un altro motivo, che è quello che ci ha fatto scegliere la Sicilia lo scorso anno. C’è bisogno di spostare il baricentro della politica agricola europea verso l’area mediterranea. Lo impone la nuova Ue a 27 Paesi membri. E la Sicilia, con la sua posizione geografica e la sua grande varietà e qualità di produzioni è la regione più adatta per rappresentare questa esigenza».
L’agricoltura assume sempre più un ruolo da protagonista nell’economia italiana. Pensa che la politica rivolga al settore l’attenzione che merita?
«La politica non ha mai rivolto all’agricoltura la giusta attenzione. Lo si è visto in occasione della crisi alimentare mondiale e nella recente campagna elettorale. Ora la complessa congiuntura, nazionale e internazionale, impone che le decisioni riguardanti il settore occupino, e da subito, un posto di rilievo nell’agenda di governo. Per accrescere la dimensione economica delle imprese, contenere i costi e favorire l’approccio al mercato.
Agroenergie, bioenergie, energie alternative. Tutti concetti che sembrerebbero indebolire il settore agricolo. Ma c’è invece chi sostiene che possano aprire nuove opportunità. Come stanno le cose?
«Confagricoltura da diversi anni promuove lo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili, sia per il raggiungimento degli obiettivi strategici prefissati dalla Commissione europea al 2020 per il controllo delle emissioni climalteranti e per la diminuzione delle importazione di prodotti energetici di origine fossile, sia per fornire concrete opportunità di diversificazione produttiva alle aziende agricole (pluriattività). In tale ambito si è diffuso il termine “agroenergie”, tra cui un processo di produzione di energia elettrica e calore mediante impianti alimentati da biomasse e biogas derivanti da prodotti agricoli, di allevamento e forestali, inclusi i sottoprodotti. Tali nuovi indirizzi produttivi non solo non indeboliscono la filiera agricola tradizionale, ma la rafforzano integrando l’azienda agricola in processi economici più ampi collegati al territorio, permettendo anche, nel caso degli impianti a biogas, di dare un contributo alla risoluzione dei problemi ambientali connessi alla gestione degli effluenti zootecnici».
Si percepisce una distanza crescente tra il mondo produttivo agricolo nazionale e gli uffici di Bruxelles, dove la macchina burocratica diventa sempre più elefantiaca. Nel vostro ruolo d’organizzazione agricola come vi state muovendo in tal senso?
«Abbiamo chiesto un ruolo più incisivo e determinante del governo nelle sedi comunitarie e internazionali e un rapporto rinnovato e concreto con le organizzazioni di rappresentanza a tutti i livelli. Il problema della burocrazia non riguarda infatti solo i rapporti con l’Unione europea. Negli ultimi tempi abbiamo assistito a un processo di decentramento che, se da una parte ha avuto il vantaggio di avvicinare il servizio amministrativo all’utenza, dall’altro ha portato a una moltiplicazione dei costi di gestione e a un aumento dell’intreccio di competenze. Le imprese agricole italiane sono soffocate dalla burocrazia. Un nostro studio, presentato proprio in occasione del Forum di Taormina, ha evidenziato che un’azienda di medie dimensioni perde due giorni alla settimana per adempiere agli obblighi burocratici».
Il Vinitaly 2008 si è da poco concluso. Come vede il presente dell’enologia italiana, e siciliana in particolare, anche alla luce della recente approvazione della riforma sull’Ocm vino?
«Le iniziative organizzate da Confagricoltura al Vinitaly 2008 hanno focalizzato l’attenzione sui nuovi trend nazionali e internazionali del settore e hanno evidenziato l’esigenza di un maggiore orientamento al mercato delle imprese vitivinicole. Gli strumenti messi a disposizione in tal senso dalla Commissione sono numerosi e faccio riferimento soprattutto alle misure previste dall’Ocm per i piani di supporto nazionali. Il ministero delle Politiche agricole ha già fatto proposte concrete in merito e sono state destinate risorse consistenti a misure innovative, come la promozione e gli investimenti. Sarà adesso una partita tutta da giocare: quanto più sarà efficiente la gestione delle misure, tanto maggiori saranno i risultati positivi; anche per la vitivinicoltura siciliana. La Sicilia ha, fra i suoi punti di forza, una connotazione territoriale rilevante che può essere un elemento fondamentale di valorizzazione e differenziazione, così come richiesto dal mercato».
È noto lo spirito che anima da anni il Leader, ovvero realizzare iniziative interpretando direttamente le esigenze del territorio. Come è altrettanto noto che questo spirito del programma comunitario non sempre in passato sia stato attuato. Pensa che adesso l’Italia sia invece pronta in tal senso?
«Con la programmazione 2007-2013, il “Leader” è divenuto parte integrante dei Programmi di sviluppo rurale regionali, per cui sono cresciute le possibilità operative offerte da questo strumento. È necessario cogliere questa occasione per migliorare la qualità progettuale dei Piani di azione locale, scegliendo contenuti e obiettivi ancorati al territorio e, in primo luogo, indirizzati alle attività primarie. Per attingere alle diverse misure previste dagli altri tre assi del Psr è opportuno che il Leader si concentri su pochi temi mirati, in cui rientri il settore agricolo, in stretta connessione con gli obiettivi prioritari dei Programmi regionali. Bisogna, pertanto, recuperare il Leader, in modo che il suo inserimento all’interno dei Psr non sia occasione per distrarre iniziative e risorse dagli ambiti dell’attività primaria, ma contribuisca alla creazione delle condizioni di contesto e ai servizi indispensabili per il necessario coordinamento delle misure e degli interventi agricoli da sviluppare sul territorio».
L’azienda agricola diventa sempre più impresa attraverso la cosiddetta multifunzionalità. Di conseguenza il fattore qualità sembrerebbe essere non più sufficiente. Quale direzione a questo punto si dovrà intraprendere?
«La qualità resta la parola d’ordine. Anche nell’impresa multifunzionale, che in questo caso forse è preferibile definire “pluriattiva”. Qualità dei prodotti, ma anche qualità nei servizi offerti, che siano quelli strettamente legati al turismo rurale, della ristorazione, della vendita diretta. Ma non solo. Si può e si deve fare qualità anche se si produce per il non food. Il senso dell’impresa pluriattiva e multifunzionale è proprio questo. Produrre, tutelare l’ambiente e il paesaggio rurale, valorizzare la storia e la tradizione delle nostre campagne».
Produttore-consumatore: un binomio inscindibile, costellato da una serie di norme. Non pensa che troppe norme, invece di regolamentare in maniera chiara ed efficace il comparto, possano generare confusione nel consumatore?
«Le norme esistono, sono tante e altrettanti sono gli adempimenti per gli agricoltori. Ma tutto è finalizzato a garantire la qualità e la salubrità dei prodotti agroalimentari, a completa tutela del consumatore. Tracciabilità, etichettatura, denominazioni, misure di prevenzione e controlli a vari livelli servono a garantire il prodotto lungo tutta la catena alimentare, sia per quanto riguarda metodi di produzione e lavorazione, sia per le caratteristiche di originalità e tipicità, sia, direi innanzitutto, per quanto si riferisce alla sicurezza alimentare. Il nostro sistema di controlli, in particolare, è assolutamente affidabile e i consumatori italiani possono stare tranquilli».