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Bruxelles, approvata revisione della Pac

 

Ecco nel dettaglio come cambia l’agricoltura europea

 
   

BRUXELLES (21 maggio 2008) – La Commissione europea ha approvato un documento di revisione sullo “stato di salute” della Politica agricola comune (Pac). Adesso l’iter prevede, dopo la verifica della proposta da parte dei 27 Paesi membri, il passaggio definitivo al Parlamento europeo che entro il prossimo novembre la approverà definitivamente. «Nel documento di revisione approvato – afferma l’eurodeputato Giuseppe Castiglione – si propone di ammodernare, semplificare e snellire ulteriormente la Politica agricola comune, liberando gli agricoltori dalle rimanenti pastoie affinché possano soddisfare la crescente domanda di prodotti alimentari. La cosiddetta “valutazione dello stato di salute

Giuseppe Castiglione
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della Pac” spezzerà ancor più il legame tra pagamenti diretti e produzione, consentendo agli agricoltori di rispondere ai segnali del mercato con la massima libertà». Le proposte prevedono, tra tutta una serie di misure, l’abolizione della messa a riposo dei seminativi, il graduale aumento delle quote latte fino alla loro scomparsa nel 2015 e un’attenuazione dell’intervento sui mercati. Grazie a questi cambiamenti, gli agricoltori, ormai liberi da inutili restrizioni, potranno massimizzare il loro potenziale di produzione. La Commissione propone anche di aumentare la modulazione, ossia il meccanismo per il quale vengono decurtati i pagamenti diretti agli agricoltori e il denaro così risparmiato è versato al Fondo per lo sviluppo rurale. Questo trasferimento di fondi consentirà di affrontare meglio le nuove sfide e opportunità con cui deve fare i conti l’agricoltura europea, dai cambiamenti climatici a una migliore gestione delle risorse idriche e alla protezione della biodiversità. «La valutazione dello stato di salute non è altro che un modo per affrancare gli agricoltori affinchè possano soddisfare la domanda in aumento e rispondere rapidamente alle sollecitazioni del mercato», ha dichiarato Mariann Fischer Boel, commissario per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale.

Ecco la proposta approvata

Queste le linee guida della proposta di revisione della politica agricola varate dalla Commissione europea:
Estinzione quote latte Estinzione del sistema il primo aprile 2015. Bruxelles, ad un primo aumento del 2% delle quote lo scorso aprile, aggiunge un ulteriore 1% ad ogni nuova campagna di produzione dal 2009-2010 fino al 2013-2014, per raggiungere il +7%. La quota italiana passa dai 10,74 milioni di tonnellate di oggi agli 11,288 milioni del 2014-2015.
Abolizione limiti produzione  Si sopprime l’obbligo di mantenere improduttivi il 10% dei terreni agricoli.
Aiuti legati alla produzione Si vuole abolire tutti gli aiuti Ue che sono ancora accoppiati, ossia calcolati sul livello della produzione, ad eccezione dei premi per le vacche nutrici, le pecore e le capre. Non verrebbero quindi prorogati gli aiuti Ue accoppiati alla produzione di tabacco, riso e sementi.
Forfettizzazione aiuti Ue L’Esecutivo Ue preme per una forfettizzazione degli aiuti europei, per non calcolarli su quanto ogni agricoltore riceveva in passato. Inoltre Bruxelles chiede una soglia minima per i pagamenti Ue di 250 euro per azienda o una superficie minima di une ettaro, o entrambe.
Trasferimento fondi a sviluppo rurale Per gli agricoltori che ricevono più di 5.000 euro l’anno di aiuti diretti dall’Ue, aumenta progressivamente dal 5% di oggi al 13% entro il 2012 la percentuale di contributi che dovranno versare allo sviluppo rurale. I tagli saranno superiori per le grandi aziende: +3% per chi riceve dall’Ue più di 100.000 euro l’anno, +6% per oltre 200.000 euro l’anno e +9% per oltre 300.000 euro. I fondi ottenuti potranno essere utilizzati dagli stati membri per finanziare programmi in materia di cambiamenti climatici, energie rinnovabili, gestione risorse idriche e biodiversità.
Tutela ambiente La concessine degli aiuti Ue è condizionata al rispetto di precisi vincoli ambientali, di benessere animale e di qualità alimentare. Gli agricoltori che non li rispettano si vedono tagliare i contributi. Questo sistema, chiamato condizionalità, viene semplificato con l’aggiunta di nuovi requisiti per salvaguardare i benefici ambientali legati alla messa a riposo delle terre, e per migliorare la gestione idrica.
Fondi contro calamità Gli Stati possono trattenere, per il settore agricolo, il 10% degli aiuti Ue per destinarli ad altre misure verso lo stesso settore. Ora questo obbligo viene meno e quei fondi potranno andare ai produttori di latte e carni in aree svantaggiate o per finanziare polizze assicurative contro le calamità naturali e per lottare contro le malattie animali.
Fine rete sicurezza mercati Bruxelles abolisce le misure di intervento pubblico (per evitare squilibri di mercati) per grano duro, riso e carne suina, mentre lo azzera (quindi mantiene la possibilità di reintrodurlo) per i cereali da foraggio.
Abolizione premio biocarburanti Fine del premio Ue per le colture energetiche considerato superato.

Le reazioni

Cia «Condividiamo le strategie indicate dalla Commissione Ue: Tuttavia, occorre prepararci alla scadenza del 2013 non con parziali aggiustamenti, ma pensando a qualcosa di veramente nuovo. Quindi, la Politica agricola comune dovrà adeguare i suoi obiettivi: sostenibilità e difesa del modello europeo di agricoltura (le indicazioni del Consiglio di Goteborg); competitività, crescita economica e occupazione (strategia di Lisbona); crescita politica dell’Unione europea (allargamento, negoziati commerciali, cooperazione)». Così il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta le proposte legislative dell’Esecutivo comunitario nel contesto dello stato di salute, il cosiddetto “Health check”, della Pac. Le principali proposte della Commissione riguardano tre aree: il sistema di aiuti diretti agli agricoltori, gli strumenti di mercato, la politica di sviluppo rurale. «Il problema oggi è quello – aggiunge Politi – di valorizzare adeguatamente la politica agricola Ue, tutelando la sua dotazione finanziaria nel bilancio dell’Unione europea. Nel contempo è, però, necessario sostenere gli investimenti per l’innovazione e lo sviluppo delle imprese, in coerenza con gli obiettivi di crescita indicati dall’Agenda di Lisbona». Per quanto concerne le quote latte, il presidente della Cia evidenzia l’esigenza di dare reali certezze agli allevatori. «Serve un atterraggio morbido da qui al 2015, proprio per garantire quegli imprenditori che in questi anni hanno rispettato le regole e hanno investito nella produzione e anche in qualità. Servono, insomma, norme chiare ed efficaci che permettano alle imprese del settore di poter sviluppare in modo remunerativo la loro attività e di aprire una nuova importante fase di crescita per la zootecnia da latte del nostro Paese». Politi sottolinea, inoltre, che «bisogna partire dal presupposto che il modello agricolo europeo è, insieme, sostenibilità e competitività. La Pac oggi risponde all’obiettivo sostenibilità, non a quello competitività. Accesso al credito, gestione dei rischi di mercato, regolazione dei mercati e organizzazione dell’offerta, innovazione e capitale umano sono capitoli che devono entrare a pieno titolo nel futuro della Pac e nelle politiche nazionali». Secondo il presidente della Cia, «l’aspetto più negativo che l’attuale Pac ha ereditato nel passato ed ha consolidato è la distribuzione degli aiuti. Il primo obiettivo a breve dovrà essere, quindi, ridistribuivo. La distribuzione degli aiuti e dei benefici è iniqua ed insostenibile nel medio periodo. Iniqua perché, originata da un sistema calcolato ad ettaro, concentra l’aiuto nelle mani di pochi. Insostenibile perché un diritto che si consolida nel tempo sulla base di una situazione pregressa (le scelte colturali che originarono il titolo) e limitato solo a coloro che tali diritti hanno maturato anni prima, assomiglia troppo a una situazione di rendita». Il problema non è, comunque, solo che cosa sarà la futura Pac, ma che cosa farà essa, rileva Politi, «per contribuire alla crescita dell’Europa, come riuscirà a integrarsi con l’insieme delle politiche dell’Unione e che cosa faranno le politiche nazionali perché in ciascuno Stato membro, con le proprie caratteristiche, possano realizzarsi questi obiettivi». In sostanza, occorre restituire alla Pac «i caratteri tipici delle politiche economiche: essa deve essere finalizzata alla creazione di un sistema di imprese moderne, competitive, integrate nella filiera agroalimentare, diversificate. Accanto a ciò – conclude il presidente della Cia – bisognerà rafforzare i programmi per ridurre il gap infrastrutturale e di servizi alle persone ed alle imprese che caratterizza molte aree rurali ed è una delle cause della loro marginalità nei processi di sviluppo».

Copagri Si pensava che l’Health check sulla Politica agricola comune (Pac), di cui si parla da tanto tempo, portasse solo qualche modifica per migliorare il cosiddetto “stato di salute” della politica europea per quanto riguarda il settore primario. Il documento approvato ieri dalla Commissione europea invece, che dovrà poi essere approvato dal Parlamento Ue, è stata una vera e propria bomba. E non sembra affatto aver migliorato la situazione italiana. Le quote latte, argomento caro all’Italia, che è costretta a importare il 50% del latte dall’estero per via delle limitazioni cui è soggetta, sono state confermate con un aumento lineare dell’1% in tutti gli stati membri. Sono stati previsti inoltre i tetti minimi per gli agricoltori e sono stati azzerati gli aiuti comunitari per quanto riguarda il grano duro e le carni suine. «Dopo le dichiarazioni sulle quote latte del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia a Bruxelles, è arrivata la prima batosta», dichiara Franco Verrascina, vicepresidente vicario della Confederazione produttori agricoli (Copagri). «Come ha giustamente ricordato ieri il ministro al Consiglio dei ministri Ue, l’Italia è in grado di sopperire al proprio fabbisogno nazionale di latte ma è costretta comunque a importare dall’estero. È un controsenso che il Bel Paese abbia le stesse quote della Francia, che attualmente non è in grado di produrre a sufficienza neppure per i propri consumi interni». Ma quello che è “incomprensibile” per Verrascina, è la decisione di stabilire dei tetti minimi. «Potrei capire se la Commissione avesse stabilito dei tetti massimi per le grandi aziende». Ma così non è, e mentre non viene menzionato dal documento alcun tetto massimo, vengono invece stabiliti dei tetti minimi che secondo Copagri «colpiscono i piccoli agricoltori, custodi del territorio». Verrascina spiega infatti che se si sceglie di puntare sullo sviluppo rurale e sulla biodiversita’ non si può stabilire un tetto minimo. «È un controsenso che rischia di portare alla scomparsa di molte attività agricole regionali». Altra questione è l’azzeramento totale degli aiuti comunitari per quanto riguarda il grano duro. «Provvedimento che metterebbe in seria difficoltà i produttori agricoli», aggiunge Verrascina. Stessa cosa vale per il riso, di cui l’Italia è paese produttore leader in Europa. La maggior parte di queste norme sembrerebbero destinate a entrare in vigore dal prossimo gennaio 2009. «Questi provvedimenti intaccheranno molte colture italiane», ha concluso Verrascina. Con l’aggiunta di un avvertimento: «In questo modo si porta gli agricoltori ad abbandonare i terreni».

Coldiretti Le principali proposte legislative presentate dalla Commissione europea per la verifica dello stato di salute della Politica agricola comune (Pac), costituiscono «una buona base di partenza su cui negoziare per cogliere le opportunità offerte dall’agricoltura europea di fronte all’emergenza cibo a livello globale". Questa la posizione espressa dal presidente della Coldiretti, Sergio Marini, commentando in una nota i progetti legislativi dell’esecutivo Ue presentati oggi. Secondo Marini «i principi delle proposte sono coerenti rispetto all’esigenza di garantire una adeguata offerta di prodotti, la sicurezza alimentare e la tutela dell’ambiente». In particolare «l’abolizione dei sostegni alle terre incolte (set aside) e il consolidamento della scelta di slegare il sostegno dal tipo di prodotto (disaccoppiamento) – ha affermato Marini – sono un importante passaggio per permettere alle imprese di confrontarsi senza mediazioni con il mercato e di orientare le produzioni in maniera rapida ed efficace dove la forbice tra domanda e offerta è più ampia e si fa più sentire la tensione sui prezzi».

De Castro «La proposta legislativa presentata è una buona base di partenza, molte delle istanze italiane sono state recepite ma ci sono dei punti che possono essere migliorati». Lo ha detto Paolo De Castro, ex ministro delle Politiche agricole, commentando il documento di verifica dello “stato di salute” della Pac. «Sono soddisfatto per l’inclusione dal documento comunitario delle norme che vanno nella direzione della semplificazione – ha detto De Castro – per il tetto minimo per gli aiuti di 250 euro, per la modulazione progressiva del pagamento unico che scongiura il pericolo del frazionamento aziendale e per il disaccoppiamento parziale per il riso». Per l’ex ministro non ci sono solo luci nella proposta legislativa della Ue, c’é anche qualche ombra e riguarda la misura che prevede l’abolizione dello stoccaggio per tre formaggi duri italiani: il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano e il Provolone. «Quella dell’abolizione allo stoccaggio per i formaggi è l’unica nota negativa del testo – ha concluso De Castro – che mi auguro possa essere modificata in fase di negoziato».

 

 

 
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