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Made in Italy, dietro il successo export e logistica

 

È quanto emerso da un convegno tenutosi al Cibus di Parma

 
   

PARMA (7 maggio 2008) - Favorire il consumo e la conoscenza dei prodotti dolciari italiani e dei loro abbinamenti ideali con altri prodotti da bere. Questo l’obiettivo del convegno «Fine pasto all’italiana», che si è tenuto al Cibus 2008 di Parma. Organizzato da Buonitalia e Aidi (Associazione industrie dolciarie italiane), l’incontro è stato l’occasione per presentare ai buyer stranieri e italiani presenti al più importante salone internazionale sull’agroalimentare made in Italy il progetto che si propone di illustrare le caratteristiche qualitative del segmento dolci, in alcuni mercati sensibili. In particolare negli Stati Uniti, in Giappone e in Russia. Sempre in tema di internazionalizzazione Buonitalia, in collaborazione con l’ufficio Ice (Istituto

Made in Italy
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per il commercio con l’estero) ha organizzato il convegno “Italian sounding. Usa, opportunità da cogliere”, durante il quale viene presentato lo studio realizzato dalla Mra (Management resources of America) “Il consumo e la distribuzione dei prodotti alimentari italiani negli Usa”. Analisi che diventerà argomento di approfondimento nel corso della tavola rotonda “La Conquista dell’America: come dove e perchè i nostri prodotti possono farcela”. Di politica commerciale e del ruolo dell’Italia agroalimentare sui mercati internazionali si è parlato anche nel convegno “Logisticando: facciamo strada insieme”, organizzato dal Gruppo giovani della Federalimentare. Nel corso dell’incontro è stato presentato uno studio di fattibilità di una piattaforma comune per l’export effettuato da Buonitalia spa. «Rispetto a competitor diretti, come ad esempio la Francia – ha detto Manfredi Minutelli, responsabile Sviluppo progetti food Buonitalia spa – l’Italia è fortemente penalizzata dalla politica commerciale delle Gdo internazionali, volta giustamente a favorire i prodotti della propria nazione di origine». Secondo Minutelli, alla luce della contrazione della spesa alimentare interna che si è prospettata in questi ultimi anni, così come confermato dagli studi di Confcommercio, l’unico sbocco di sviluppo possibile per i prodotti agroalimentari italiani di qualità sono i mercati esteri. Qui però, ha precisato il manager di Buonitalia, «subiscono in maniera consistente l’assenza di una Grande distribuzione organizzata italiana e i limiti di una struttura produttiva estremamente frammentata». Partendo da questo assunto, ha proseguito Minutelli, «siamo dunque consapevoli delle difficoltà per le nostre produzioni agroalimentari di qualità di competere su un piano strettamente legato al prezzo. Quindi riteniamo fondamentale la ricerca di modelli operativi evoluti in grado di aggregare l’offerta delle Pmi italiane valorizzando le eccellenze della filiera, consentendo loro di giungere sui mercati esteri di interesse a condizioni competitive. È ovvio – ha detto ancora il responsabile Sviluppo progetti food Buonitalia spa – che questo tipo di ragionamento ha una maggiore valenza per le piccole e medie imprese che da sempre rappresentano il tessuto produttivo italiano: non avendo grandi quantitativi di prodotto da esportare, le Pmi hanno maggior bisogno di soluzioni di sistema che possano aiutarle a ridurre in maniera consistente i costi legati all’organizzazione della logistica e della distribuzione del proprio prodotto sui mercati esteri». «Per questo – ha concluso Minutelli – Buonitalia e i giovani di Federalimentare hanno voluto realizzare uno studio per valutare possibili soluzioni sul tema partendo da quanto la Gdo italiana sta facendo sul piano internazionale. Per capire se, attraverso progetti condivisi, si possa dare vita ad una piattaforma di servizi logistici e commerciali per la gestione delle attività e dei processi di esportazione».

 

 

 
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