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Italia e Olanda a confronto sulle fattorie sociali

 

Così è possibile coniugare agricoltura sostenibile e welfare

 
   

ROMA (9 maggio 2008) – L’agricoltura sociale può rappresentare un’opportunità per lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile e la nascita di un sistema di welfare più vicino alle esigenze dei cittadini. Ne è convinto Lino Carlo Rava, presidente dell’Inea che, in collaborazione  con l’Ambasciata dei Paesi Bassi in Italia, si è fatto promotore del convegno “La fattoria sociale”, un momento confronto diretto tra modelli di sviluppo diversi, ma integrabili. «L’Olanda è il Paese natale della fattoria sociale – ha spiegato l’ambasciatore dei Paesi Bassi, Egbert Jacobs – ma negli ultimi anni il numero di strutture è cresciuto in maniera esponenziale, passando da 75 nel 1998 a 900 nel 2008». Questo vero e proprio

Fattoria sociale
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boom è riconducibile ad un accordo siglato nel 1998 dai ministeri della Salute e dell’Agricoltura, in base al quale le fattorie sociali sono state accreditate come vere e proprie strutture sanitarie. L’accordo prevede la possibilità per i disabili di fare domanda per lavorare in un centro agricolo, come terapia. Lo Stato paga la cura, il disabile beneficia del contatto col mondo del lavoro e con la terra e l’agricoltore percepisce un guadagno. E i risultati non sembrano lasciare dubbi visto che già dopo poco tempo dall’inizio della terapia le persone si sentono meglio fisicamente, mangiano meglio, si rilassano più facilmente e soprattutto escono dall’isolamento incontrando altre persone in un ambito informale. Da qui la proposta di verificare la possiblità di introduzione anche in Italia di un simile modello di gestione, che permetterebbe oltretutto l’apertura di nuovi confini per le aziende agricole.

 

 

 
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