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Fame nel mondo, la strategia di Strasburgo

 

L’Europarlamento mette a punto un’azione su più fronti

 
   

ROMA (23 maggio 2008) - A fronte della forte crescita dei prezzi alimentari in Europa e nel mondo, il Parlamento sollecita una strategia globale per garantire il diritto fondamentale all’alimentazione: misure contro la speculazione sui prodotti di base, analisi dei prezzi praticati dalla grande distribuzione, aumento delle riserve, esame del ruolo delle biotecnologie, produzione sostenibile di biocarburanti e conversione dei rifiuti in gas. Negli ultimi tre anni i prezzi mondiali del grano hanno subito un aumento del 181%, mentre dall’inizio del 2008 i prezzi del riso sono aumentati del 141% e i prezzi dei prodotti alimentari a livello globale hanno registrato complessivamente un aumento dell’83%. Secondo il Parlamento un

Fame nel mondo
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rincaro incontrollato dei generi alimentari potrebbe acuire le condizioni di povertà di oltre 100 milioni di persone nei paesi in via di sviluppo. Il parlamento Ue ha sottolineato «la natura fondamentale» del diritto all’alimentazione e la necessità di migliorare l’accesso, per tutte le persone e in ogni momento, a prodotti alimentari sufficienti. E ha rilevato che gli Stati «hanno l’obbligo di proteggere, di rispettare e di far rispettare tale diritto umano fondamentale che viene sistematicamente violato». Poiché due miliardi di persone vivono ancora in condizioni di povertà estrema e 850 milioni di esseri umani soffrono quotidianamente la fame. Secondo quanto emerso a Strasburgo quindi, l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari «accentua la necessità di una risposta politica integrata e di una strategia globale per risolvere il problema alimentare». E il parlamento ha sollecitato quindi il Consiglio a garantire la coerenza di tutte le politiche nazionali e internazionali in materia. Sebbene la domanda di prodotti alimentari stia crescendo, in particolare nei paesi emergenti quali la Cina e l’India, secondo la Fao «non vi è mancanza di cibo a livello globale nel pianeta». E il Parlamento ha rilevato che «una quota importante» della produzione cerealicola mondiale del 2007 «sarà utilizzata per l’alimentazione animale (760 milioni di tonnellate) e circa 100 milioni di tonnellate per la produzione di biocarburanti». Servono quindi politiche sociali adeguate per conferire maggiore autonomia ai poveri e alle popolazioni svantaggiate, e per mitigare gli effetti della crisi alimentare. Ma c’è di mezzo anche la speculazione sulle materie prime agricole e alimentari. Per i deputati la speculazione in borsa sui prodotti alimentari di base, compresi gli hedge fund, può generare ripercussioni sulla fame e sulla povertà. E hanno invitato la Commissione ad analizzare le ripercussioni di tale speculazione e proporre misure adeguate. Si tratta di una crisi alimentare «strettamente correlata» con la crisi finanziaria nell’ambito della quale «le iniezioni di liquidità effettuate dalle banche centrali per impedire i fallimenti potrebbero aver rafforzato gli investimenti speculativi nei prodotti di base». Ma secondo il Parlamento il costo delle materie prime è una componente relativamente secondaria del costo totale di molti prodotti alimentari e serve un’analisi approfondita delle discrepanze tra i prezzi agricoli alla produzione e quelli applicati dalla grande distribuzione al dettaglio. Una valutazione d’impatto, quindi, sul ruolo dei dettaglianti nella catena alimentare, «dal momento che i prezzi degli alimentari al dettaglio sono aumentati in modo sproporzionato rispetto al costo della vita». I deputati hanno poi ricordato la necessità di garantire una regolamentazione interna e globale dei mercati agricoli nell’interesse dei consumatori, dei redditi degli agricoltori, delle industrie di trasformazione e di una politica alimentare sostenibile
dell’Unione europea. Aumentando sensibilmente il reddito degli agricoltori. E hanno chiesto che gli operatori dei paesi terzi siano assoggettati allo stesso livello di controlli dei produttori Ue. Ma preoccupazione è stata esppressa anche per quanto riguarda i forti rincari registrati negli ultimi mesi per i mangimi. Aumenti che a cascata si riversano sui costi di produzione degli allevamenti suinicoli. Bisogna per questo, secondo i deputati, elaborare strategie volte a costituire riserve
alimentari, per prevenire crisi future. Tutti d’accordo poi sulla decisione dei ministri dell’agricoltura Ue di sospendere gli obblighi di ritiro della produzione per il 2008 che, si stima, farà crescere il raccolto di circa 10 milioni di tonnellate.

Biocarburanti L’Aula ha accolto un emendamento del Pep/De che richiede un’immediata e profonda discussione sul ruolo che possono svolgere le moderne biotecnologie «nell’assicurare la continua produzione di generi alimentari a prezzi ragionevoli». Il Parlamento ha accolto un emendamento con cui ammette che «non è più giustificato sovvenzionare le colture destinate alla produzione di biocarburanti». Ma ha giudicato “esagerate” le accuse secondo cui i biocarburanti sarebbero all’origine dell’attuale crisi alimentare. Da Strasburgo si è  poi osservato che numerosi Piani di sviluppo rurale «non stanno realizzando il loro potenziale di produzione alimentare».

Investimenti È stato chiesto quindi un aumento urgente e sostanziale degli investimenti nell’agricoltura, nell’acquacoltura, nello sviluppo rurale e nell’agrobusiness nei paesi in via di sviluppo, concentrato sugli agricoltori poveri e sulle aziende di piccola scala. Dare ai piccoli agricoltori dei paesi poveri l’accesso alle terre, ai servizi finanziari e al credito, a sementi ad alto rendimento, a sistemi di irrigazione e a fertilizzanti, è stato un altro tema affrontato dal Parlamento. Secondo il quale la Commissione dovrebbe rafforzare la sua azione a favore degli investimenti sull’irrigazione, sulle strade rurali, sulla ricerca e la conoscenza locale. Ma anche sulla formazione e sullo scambio di pratiche migliori al fine di mettere a punto sistemi di raccolti sostenibili ed efficaci, di creare disponibilità di acqua potabile, di istruzione e di promuovere la produzione locale e gli scambi di mercato. I deputati hanno rilevato poi la necessità di trasferimenti di tecnologia e del know-how e hanno chiesto per questa ragione alla comunità internazionale di intensificare gli sforzi nella lotta contro la desertificazione, il degrado dei suoli e le siccità. In materia di commercio internazionale, il Parlamento ha auspicato un’apertura dei mercati agricoli «progressiva», conformemente al progressivo sviluppo di ogni singolo Paese in via di sviluppo, basata su norme commerciali  socialmente eque e rispettose dell’ambiente. I prodotti sensibili fondamentali per i Pvs, inoltre, dovrebbero essere esclusi da una liberalizzazione totale «per impedire danni irreversibili ai produttori locali».

Crisi alimentare Infine, il Parlamento ha sottolineato che l’attuale crisi dei generi alimentari «dimostra la necessità di promuovere la stabilità politica, l’integrazione regionale, la democrazia e i diritti dell’uomo, non solo all’interno dell’Ue, ma in tutto il mondo». E ha chiesto pertanto a tutte le parti interessate di promuovere i valori umani e democratici e lo stato di diritto nella gestione dell’attuale crisi alimentare e nella soluzione dei problemi di sicurezza alimentare di lungo termine.

 

 

 
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