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Emergenza cibo, l’Ogm non è la soluzione

 

Lo sostiene la Federazione internazionale del biologico

 
   

ROMA (14 maggio 2008) - «In America Latina, Asia e Africa, si muore di fame perché non si hanno mezzi economici per comprare risorse alimentari. La produzione agricola in quelle aree è più difficile perché i suoli sono poveri e mancano di acqua. Il biologico rappresenta una soluzione, pesticidi e Ogm invece no». È molto esplicito Gerard A. Herrmann, presidente dell’Ifoam (Federazione internazionale dei movimenti agricoli biologici), nel presentare il punto di vista della sua organizzazione sulle grandi tematiche della fame nel mondo e degli Ogm. L’occasione é stata la presentazione a Roma del XVI congresso mondiale del Biologico, che quest’anno avrà per sede Modena, dal 16 al 20 giugno prossimi.

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«Gli Ogm oggi non rappresentano la chiave per migliorare le rese dei terreni aridi – aggiunge Herrmann – ma più che altro vengono utilizzati per coltivazioni di massa, come nel caso del cotone o della soia. Tutti gli studi scientifici dimostrano che, dopo 10 anni di impiego degli Ogm, le rese non sono migliori, ma uguali a quelle dei suoli coltivati in maniera tradizionale. Perché le cose cambino veramente ci sarà bisogno della quarta o quinta generazione degli Ogm». Al contrario, il biologico rappresenta, secondo Herrmann, la strada da seguire per il futuro, sganciata anche da un’immagine sbagliata che a suo parere può essersi ingenerata nell’opinione pubblica: «Il biologico rappresenta la soluzione giusta – spiega il presidente dell’Ifoam – in quanto è basato su un uso maggiore dell’acqua e di sostanze naturali, che significa maggiori rese dei terreni. Bisogna smettere di considerare il biologico un’agricoltura di elite perché, al contrario, migliori rese portano all’abbassamento del prezzo dei prodotti». Sulla questione dei costi esprime gli stessi concetti anche Renzo Piraccini, presidente di Almaverde Bio Italia, il consorzio che raggruppa un gruppo di cooperative emiliane impegnate a 360 gradi in tutti i comparti dell’agroalimentare biologico, ma che offre anche prodotti da agricoltura tradizionale: «Il biologico attualmente non è remunerativo. Bisogna aumentare le quote di terreni coltivati per poter offrire prezzi inferiori. Bisogna anche sgombrare il campo da un equivoco. Col biologico non si produce la metà. Ci può essere un’annata cattiva a causa di un parassita, esattamente come col metodo di coltura tradizionale. Il biologico non è un sistema del passato, ma del futuro».

 

 

 
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