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Un giro d’affari da 52 miliardi per il falso made in Italy

 

Formaggi, pasta, vino, salumi e condimenti tra i più contraffatti

 
   

MILANO (27 maggio 2008) – Cresce il giro d’affari per il made in Italu contraffatto che nel 2007 ha raggiunto quota 52 miliardi di euro. Ma se anche in Nordamerica si potessero adeguatamente tutelare le  denominazioni dei prodotti, l’export italiano triplicherebbe, passando da 3 a 9 miliardi. Quello nordamericano rappresenta, infatti, il secondo mercato di sbocco del food and drink, con una quota pari al 14,7% del totale esportato, dopo il 17,7% della Germania. Sono questi i dati emersi dalla ricerca condotta da Esperya, sito di e-commerce di prodotti alimentari. I maggiori casi di contraffazione, secondo la società, si dividono in due grandi categorie: la falsificazione illegale delle indicazioni

Agroalimentare
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geografiche tutelate, ovvero il falso Doc,  come le imitazioni del Parmigiano Reggiano; ed i riferimenti ingannevoli ad aree geografiche italiane, con l’utilizzo del termine “Italia” o di città e simboli ad essa riconducibili. È il caso, ad esempio, del Pompeian Olive Oil, prodotto in California. «Il consumatore che si rivolge ad Esperya dall’estero – afferma Gennaro Petretti, direttore generale di Esperya – è un individuo colto ed evoluto, che per trovare i veri prodotti del Made in Italy si rivolge su internet a siti specializzati e certificati. Esiste il rischio infatti, di acquistare dei prodotti non certificati o contraffatti, ricevendo a casa delle vere e proprie frodi». Tra i prodotti più soggetti al rischio contraffazione formaggi, pasta, vino, salumi e salse. Il 2007 è stato un anno difficile per il settore alimentare ma l’industria italiana si e' confermata il secondo settore manifatturiero nazionale, con 113 miliardi di euro di fatturato, 6.500 aziende sopra i 9 addetti, 400.000 occupati e ben 18 miliardi di euro di export. A tenere alti i numeri del settore alimentare, oltre all’export, le vendite online: l’agroalimentare su web in Italia si attesta nel 2007 a 190.716.000 euro con una crescita rispetto all’anno precedente del 15%.

Ecco la Top 5 dei prodotti alimentari più imitati.
1° formaggio Tra tutti spicca il Parmigiano Reggiano, che viene commercializzato in tutto il mondo con diversi nomi: Reggianito, anche rallado (grattugiato) in Argentina, Parmesan Cheese prodotto nell’Oregon, Parmesan Cheese Stella prodotto nell’Illinois, Parmesan (perfect italiano, con bandiera italiana riportata sull’etichetta) e Parmesan Fresh Grana Cheese in Australia; Parmeson prodotto in Cina, o ancora Pamesello prodotto in Belgio.
2° pasta Le Linguine Ronzoni prodotte in Pennsylvania, le Penne Rigate Golden Grain, prodotte nel Missouri “pomodoro style”, gli Spaghetti Napoletana, la Pasta Milaneza, le Tagliatelle e Capellini Milaneza, prodotti in Portogallo, gli Spaghetti Mit tomatensauce prodotti in Germania, le Penne e i Fusilli Tricolore di Peppino prodotti in Austria.
3° vino Chianti, Sangiovese, Refosco e Barbera, rigorosamente Made in California, dal Chianti Forest Ville, vino con indicata la scritta Sangiovese-Chianti, al Tuscan Moon, vino con indicata la scritta Sangiovese.
4° salumi Il Prosciutto Busseto, il Salame Toscano, l'Italian Dry Salame, la Sopressata Calabrese e la Mortadella prodotti in California, la Turkey Bologna, prodotto turco di  imitazione della mortadella.
5° Condimenti e salse I Di Napoli, ovvero peeled tomatoes Italian Style, prodotti in  California, i pomodori pelati San Marzano, “grown domestically in the  Usa”, il Classic Traditional Basil Pesto prodotto in Pennsylvania. In Asia i Pomodori San Marzano di collina, prodotti da una società cinese e presentati al salone internazionale dell’alimentazione di Parigi.

 

 

 
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